Iovine “latitante” solo grazie all’omertà di Casal di Principe?

La conferenza stampa sulla cattura del “latitante” dal 6 dicembre 1995: Antonio Iovine.
Il Procuratore Capo di Napoli Giandomenico Lepore: «…Voglio dirvi una cosa: cosa sta a significare che noi non abbiamo arrestato Iovine in Sud America o in Svizzera, l’abbiamo arrestato a Casal di Principe, il che significa che i grandi latitanti pur di avere il controllo del territorio rimangono là dove sono e che, in effetti, se per tanti anni è rimasto là dove è stato poi trovato, sicuramente tranne viaggi sporadici per “lavoro” e per altri motivi ecc…ma la base era Casal di Principe, vuol dire che la gente del posto gli ha dato una mano, perché non posso pensare che dopo tanti anni che uno è ricercato, lo hanno fatto forse per solidarietà, per paura o per altro motivo, ma certo non per un motivo che si può giustificare.
Quindi, in effetti, la latitanza è costosa all’estero o fuori del territorio, quindi trovano più conveniente rimanere sul posto e le difficoltà che hanno le forze dell’ordine e che non hanno nessun aiuto dalla popolazione che li ospita. Purtroppo è una nota amara che va rilevata e confermata».
La conferenza ha posto in risalto l’enorme attività d’indagine delle forze dell’ordine che hanno permesso la cattura di Iovine che assieme a Michele Zagaria dirige il clan dei Casalesi, soprattutto e forse solamente grazie alle intercettazioni ambientali.
La domanda “banale” che rimane in tutti è se basti l’omertà di Casal di Principe per permettere ad un latitante di rimanere per anni a casa.

Quinews

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