La corona islandese abbandonata al mercato

La Banca centrale dell’Islanda abbandona il cambio fisso visti i vani tentativi di risollevare la corona islandese, difatti nella sola giornata di martedì ha venduto 8 milioni di Euro con la moneta ISK fissata a 131 per un euro, ma venivano registrati dei tassi di cambio sul mercato da 188,6 a 228,6.


Al fine di avere riserve monetarie martedì era stato concesso un prestito di 4 miliardi di Euro dalla Russia.
Il Paese con 320.000 abitanti, ha un PIL stimato nel 2005 in 10 miliardi di dollari ed un reddito procapite di 52.764 $ tra i più alti del pianeta, ha un’ottima industria peschereccia ed importanti risorse energetiche grazie alle fonti idroelettriche e geotermiche.
Sicuramente un bocconcino goloso per gli speculatori che in queste ore stanno movimentando la moneta. Le nazionalizzazioni di Kaupthing Bank, dopo di quella di uno dei principali istituti finanziari Landsbanki, «soltanto a luglio presentava un profitto lordo per i primi sei mesi del 2008 di 285 milioni di €uro e una liquidità pari a 7.8 miliardi di Euro alla fine di giugno 2008» proprietario dell’Icesave, che operava nel risparmio popolare nel Regno Unito dall’ottobre del 2006 e nei Pesi Bassi dal maggio del 2008 (lo slogan era “la banca di risparmio trasparente”); e Banca Glitnir all’inizio di questa settimana e ha spinto l’economia al limite del collasso.

Questo film è già visto, vi ricordate nel settembre del 1992, quando il finanziere americano-ungaro-iasraeliano George Soros lanciò un attacco speculativo contro la £ira?
Attraverso l’effetto-leva dei derivati: per ogni dollaro che puntava era come se ne puntasse 100.
Allora era Governatore di Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi ed anziché chiedere aiuto alla Banca Centrale tedesca (Bundesbank), o lasciare fluttuare la £ira dilapido miliardi di dollari prosciugando le riserve di Bankitalia non riuscendo ad evitare una svalutazione del 30% della moneta.
Da quel momento gli stranieri che acquistavano industrie di stato o parastato le hanno pagate con lo sconto del 30%; di punto in bianco l’agenzia Moody’s “declassò” l’Italia e quindi lo Stato dovete pagare interessi più alti sui buoni del Tesoro.

Il governo venne “consigliato” di rivolgersi a Goldman Sachs per gestire le privatizzazioni.
Seguirono le privatizzazioni del 93-94.
Che si sia aperto il mercato dell’usato in Islanda?

Quinews

Quinews

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *