In scena la storia di un pentito di mafia

TEATRO, CON “DOPPIO LEGAME”, A RIANO (RM) SABATO PROSSIMO, A 20 ANNI DALL’UCCISIONE DI GIOVANNI FALCONE

Serata di teatro civile sabato 15 dicembre prossimo, alle ore 21, al Teatro Dante Bisio di Riano (Rm), paese alle porte di Roma nord, nell’ambito della stagione culturale 2012-2013. Va in scena “Doppio Legame. Scene di lotta di classe nel regno di Cosa Nostra” di Maria Piera Regoli e Salvatore Zinna. Interpretato da Salvatore Zinna. Musiche originali di Renzo Ruggieri. Regia di Federico Magnano San Lio.

Lo spettacolo è una testimonianza sorprendente costruita sui verbali del maxiprocesso alla mafia istruito nel 1986 da Giovanni Falcone, ucciso esattamente venti anni fa dalla mafia. E’ la storia tragicomica di Enzuccio, pentito privo di credibilità e uomo che non conta nulla; piccolo, diseredato, brutto, cattivo, che rappresenta la sua paradossale ricerca di giustizia e dignità in un mondo dove “essere qualcuno equivale a essere – alias vivere – mentre essere nessuno equivale a non essere – alias scomparire”.

Per permettere al fratello di pagare i debiti di un commercio di acciughe andato male, Enzuccio fa una rapina al bar della sorella di un mafioso infilandosi in una spirale inarrestabile di conseguenze senza vie di fuga, come la scena del mondo, in cui si svolge lo spettacolo: senza quarta parete, con un’unica uscita che per Enzuccio è solo e soltanto la platea – la credibilità del suo racconto per gli spettatori che sono gli unici detentori del potere sulla sua vita e sulla sua morte.

“Nel 1991, noi, Maria Piera Regoli, Salvatore Zinna e Federico Magnano San Lio – sottolineano gli autori – cominciavamo il lavoro di analisi dei documenti del maxiprocesso alla mafia del 1986 che approderà alle messe in scena di “Quando ti dicono una cosa, non ci rispondere, fai finta che peschi sempre”, del 1992, e di “Doppio Legame”, del 1993. Le due opere hanno la fatalità di debuttare in un periodo tra i più tragici della storia repubblicana del nostro paese. Le stragi di Capaci, di via D’Amelio, le bombe ai monumenti di Firenze, Roma, Milano ad opera di Cosa Nostra ci colgono nel pieno del nostro lavoro di approfondimento sul fenomeno mafioso. Cosa c’era di rappresentabile in tutto quell’orrore? Cosa, oltre lo sdegno, lo sgomento, la paura?”.

“Alcune testimonianze dei primi pentiti – raccontano gli autori – ci apparivano quasi tragicomiche raffrontate all’enormità di ciò che stava accadendo: uomini di scarsa intelligenza, di origini poverissime, caprai, sottoproletari alla deriva del nostro mondo che insieme a pochissimi colletti bianchi tiravano le fila del potere più grande che abbia mai messo sotto scacco l’Italia democratica. Cosa c’era di rappresentabile? La domanda ci obbligava a una risposta non ovvia. Mentre in tutta la Sicilia iniziava una risposta della società civile senza precedenti e si rappresentava la mafia come una mostruosa realtà che nulla aveva a che fare con noi, ci rendevamo conto che alcuni di quegli stessi tragicomici personaggi che riempivano la cronaca del maxi processo, avevano un’umanità da mostrarci che ce li faceva sentire pericolosamente vicini. Cosa c’era di rappresentabile, dunque? La nostra prossimità. La contiguità culturale che accomunava i bisogni primari di un’intera società: quella mafiosa e quella non mafiosa. La prossimità dell’essere impauriti, impotenti, isolati, sopraffatti dalle prepotenze del mondo. Per molti di questi personaggi, che una volta forse avremmo avuto in simpatia come i diseredarti del mondo, Cosa Nostra rappresentava e, forse ancora oggi, rappresenta la protezione dalle prepotenze. E’ brutto dirlo, ma è necessario; rappresenta un valore importantissimo: il rispetto. Che vuol dire la possibilità di farsi rispettare come esseri umani. Il rispetto a cui ogni essere umano ha diritto. Ci rendiamo conto di inoltrarci in un terreno minato e poco rassicurante”.

“Per questo – concludono gli autori – sgombriamo il campo da ogni equivoco: non si tratta di giustificare una subcultura di prevaricazione e di morte. Si tratta di scavare alla radice della contraddizione che tiene in piedi il fenomeno. Si tratta di fare i conti con la nostra tragedia”.

“Doppio Legame. Scene di lotta di classe nel regno di Cosa Nostra”
Teatro Dante Bisio di Riano (Rm), via Rianese 131
Info e prenotazioni: 329 0626254

Quinews

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