Lavoro, ‘Chi c… credi di essere’ si può dire

‘Chi c… credi di essere’, si può. Il lavoratore rimproverato dal capo può reagire con queste parole senza incorrere nel licenziamento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, secondo la quale l’espressione va inquadrata come semplice “reazione emotiva ed istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti”, escludendone quindi ‘l’ascrivibilita’ ad un’ipotesi di vera e propria insubordinazione’.

In questo modo la sezione lavoro (sentenza 6569) ha respinto il ricorso di un’azienda napoletana, l’Alma Mater che si era opposta alla rintegrazione di un proprio dipendente, un ausiliario addetto al servizio stoviglie, che rimproverato dall’amministratore della societa’ per il lavoro che stava svolgendo, di tutta risposta gli aveva detto ‘Chi c… ti credi di essere, se sei un uomo esci fuori, non ti faccio campare piu’ tranquillo’. Una risposta che, insieme ad altre inottemperanze contestate dall’azienda, era costata al lavoratore Saverio M. il licenziamento intimato il 18 giugno del 2002.

Quinews

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