La pioggia deve cadere

«Dio si sedette, la schiena contro la staccionata, ed esaminò il suo tesoro. Era un mondo blu e verde, con più mare che terra, caldo e aromatico. Avvicinò il naso all’atmosfera e annusò. C’era uno strato inebriante di qualcosa di pungente e gelido, come pino o ozono, e sotto, i profumi frammisti di terra limacciosa, di crosta terrestre cotta, di sedimenti organici equatoriali, di mari salati e brodosi, e di dolci fiumi spumeggianti. Era la cosa piú meravigliosa che Dio avesse mai annusato».

Padroneggiando una rara versatilità stilistica, Michel Faber, in “La pioggia deve cadere”, edito da Einaudi, passa con maestria e il tocco leggero del visionario da atmosfere ironiche e surreali, alle situazioni più morbose e drammatiche.
E i lettori, sedotti da simili suggestioni narrative non possono che abbandonarsi a un universo a tratti un po’ straniante ma alla fine tutt’altro che alieno. Un universo dove tutto ciò che è umano, compresa la tenerezza o la tragedia, è colto nell’attimo meraviglioso in cui tutto può ancora accadere.
Quindici gioielli letterari, vincitori di numerosi premi, compongono questa raccolta di racconti di rara intensità narrativa per la quale Michel Faber fu definito dal ‘Times Literary Supplement’ “maestro della short story”.

La pioggia deve cadere (Some Rain Must Fall) è il libro d’esordio di Faber, finora non tradotto in italiano. Alcuni dei racconti che compongono il libro avevano già vinto premi prestigiosi (Pesci il Macallan / «Scotland on Sunday» Short Story Competition e La pioggia deve cadere il Saltire Society Scottish First Book of the Year Award). Quando il libro uscì, nel 1998, impose di colpo Faber come un protagonista della nuova scena letteraria.

La pioggia deve cadere
Michel Faber
Editore Einaudi
2008, 274 pp., 16.50 euro

Quinews

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