PAPA FRANCESCO ED IL SOFFITTO LIGNEO DIPINTO DELLA CATTEDRALE DI NICOSIA

….mi permetto di scriverLe, per portarLa a conoscenza che nella mia cittadina all’interno della Cattedrale di San Nicolò esiste un vero e proprio Tesoro”

“Gentilissimo Papa Francesco,
mi chiamo Aldo Giovanni La Ganga e pur non vivendo in un luogo da definire “la fine del mondo” abito in una terra che in questo periodo sta attraversando momenti di grande difficoltà.
Io sono un uomo maturo, ho 55 anni, e non sono in possesso del dono della fede.
Mi ha incoraggiato a prendere carta e penna ed a scriverLe questa breve lettera, la Sua non comune sensibilità nei confronti degli ultimi, della natura, della fame nel mondo; il Suo essere contro la guerra e la Sua tolleranza anche nei confronti di chi, come me, non è credente (potrei continuare ad elencare ancora molte altre cose).
Le dicevo di una terra che sta attraversando grandi difficoltà, vivo a Nicosia, in Sicilia, nel cuore di questa meravigliosa isola, che purtroppo non riesce a valorizzare tutto il suo patrimonio artistico e naturalistico, anzi, con il passare degli anni, assisto ad un continuo impoverimento della qualità della vita, delle opportunità lavorative e dei servizi.
In pochi anni hanno chiuso grandi aziende, è stato chiuso il tribunale, è stato portato via il carcere, hanno ridimensionato al lumicino l`Ospedale, ed altro ancora.
Assisto in maniera quasi irreversibile all’impoverimento di tutti noi e soprattutto alla partenza di tanti, tantissimi, giovani in cerca di un futuro migliore altrove.
Ma non è questo il motivo che mi ha spinto a scriverLe, anche perché credo che più di chiunque altro Lei sia consapevole delle grandi problematiche che stiamo vivendo noi abitanti della Sicilia e dell’Italia meridionale in particolare.
Mi permetto di scriverLe, invece, per portarLa a conoscenza che nella mia cittadina all`interno della Cattedrale di San Nicolò esiste un vero e proprio Tesoro.
Parlo del soffitto ligneo dipinto, un soffitto «fantasma» perché nascosto dalla volta a botte affrescata dai fratelli Antonio e Vincenzo Manno nel 1810 a conclusione delle trasformazioni subite dalla Chiesa nel corso del XVIII secolo.
Fino ad oggi, anche se da una decina d’anni è stato finemente restaurato, è rimasto un soffitto condannato al buio.
Soltanto pochi privilegiati, che sono stati ammessi insieme agli addetti ai lavori all’avventurosa scalata che dal Campanile porta a quella intercapedine, hanno potuto godere di questo meraviglioso spettacolo.
E’ fatto di splendidi dipinti medievali dai molteplici colori che vanno dal rosso intenso al blu, dal giallo aurato al nero, dal bianco al verde cupo; si tratta di immagini di dame e cavalieri, gotici ritratti di personaggi paludati, mostri irridenti, oltre alle splendide immagini dei Santi; ci sono anche simboli zoomorfi. Dipinti che avvolgono gli oltre 300 mq di questo tesoro e che per dimensioni e qualità è considerato tra i più importanti in Europa.
Da almeno dieci anni aspettiamo che le Istituzioni competenti, Curia, Comune e Sovrintendenza, trovino la soluzione per renderlo fruibile e per restituirlo ai cittadini, ai turisti, agli appassionati, agli amanti dell’arte e, soprattutto, a tutta la comunità che sicuramente saprà valorizzarlo, per farne anche uno strumento di rinascita sociale ed economica.
Non possiamo più aspettare la lentezza, il disinteresse o forse la poca sensibilità di queste Istituzioni.
Non possiamo più aspettare che valutino e decidano su proposte e progetti di cui sono a conoscenza.
Non possiamo più aspettare che finalmente comprendano che la valorizzazione di questo bene comune ci permetterà certamente di tentare una rinascita economica e sociale; ci darà la speranza di poter costruire una città meno attanagliata dalla povertà; la speranza di non dover più vedere partire i nostri giovani.
Gentilissimo Papa Francesco,
non possiamo più aspettare.
Concludo queste mia lettera pregandoLa di intervenire con gli strumenti che riterrà opportuni per far sì che finalmente in tempi brevi, spero brevissimi, si possa trovare una soluzione per tentare di dare una nuova aspettativa alla nostra gente ed ai nostri giovani.
Confido con tutte le mie forze in un Suo intervento.
Grazie”

Aldo G.La Ganga

 

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