“taglia bollette” mozione M5S

Pubblichiamo la mozione presentato dal M5S al Senato in merito al Dl “taglia bollette” , nella seduta n. 274 del 3 luglio 2014 primo firmatario il Senatore Girotto.

– Il Senato, premesso che:
nella conferenza stampa successiva alla seduta del Consiglio dei ministri n. 6 del 12 marzo 2014, il Presidente del Consiglio dei ministri dichiarava l’impegno del Governo a conseguire una riduzione del 10 per cento del costo dell’energia elettrica per le piccole e medie imprese;
la 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato ha avviato da tempo un’indagine conoscitiva sui prezzi dell’energia elettrica e del gas, considerati fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese;
il prezzo finale dell’elettricità in bolletta risulta dalla sommatoria di 5 macrovoci: a) la componente energia, legata al prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso; b) la componente dispacciamento, legata al costo per Terna SpA di approvvigionamento delle risorse necessarie all’esercizio in sicurezza del sistema elettrico in ogni istante; c) i servizi di rete, ovvero i corrispettivi per l’utilizzo delle reti di trasmissione e distribuzione che consentono la consegna dell’elettricità ai clienti finali; d) gli oneri generali di sistema, ovvero le prestazioni patrimoniali imposte ai clienti finali, nella forma di addizionali ai corrispettivi di trasmissione e distribuzione, onde consentire il perseguimento di obiettivi di interesse generale quali l’incentivazione della produzione di energia con fonti rinnovabili; e) le imposte sul consumo (IVA e accise);
secondo la “Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta”, presentata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico il 19 giugno 2014, il “parco di generazione elettrica ha cambiato radicalmente struttura, con una quota di fonti rinnovabili che, in termini di potenza installata, al termine del 2013 ha superato il 37 per cento del totale. La rivoluzione del mix produttivo è ora tale che una quota di circa il 30 per cento della produzione nazionale – quella rinnovabile con un costo variabile nullo – offre a zero la vendita della propria energia (incentivi in disparte), pareggiando di fatto la produzione nazionale a gas quanto a volumi prodotti. Il cambiamento del mix produttivo e della sua distribuzione territoriale ha inciso sensibilmente non soltanto sui mercati all’ingrosso, ma anche sul finanziamento del servizio di dispacciamento nonché sullo sviluppo e sulla gestione delle reti”;
il Governo ha dato seguito all’impegno del 12 marzo 2014 solo parzialmente, attraverso l’emanazione del decreto-legge n. 24 giugno 2014, n. 91, recante “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”;
in maniera del tutto inopportuna, le misure previste dal decreto-legge agiscono unicamente sulla macrovoce “oneri generali di sistema della bolletta elettrica”;
inoltre, alcune delle misure previste dal decreto-legge citato, quale la riduzione con effetto retroattivo della remunerazione degli impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 chilowatt di cui all’art. 26, presentano profili di dubbia costituzionalità;
altre misure sono in evidente contrasto con gli indirizzi comunitari e l’interesse generale di diffusione della generazione distribuita da fonti rinnovabili, senza peraltro costituire fonte significativa di gettito per la copertura dei costi del sistema elettrico. In particolare, l’articolo 24 del decreto-legge n. 91 prevede l’assoggettamento degli impianti di generazione distribuita connessi alla rete elettrica successivamente al 31 dicembre 2014 a corrispettivi di rete ed oneri generali di sistema nella misura iniziale del 5 per cento di quanto gravante sull’elettricità prodotta dalla rete, percentuale tuttavia destinata a revisione in misura del tutto imprevedibile a decorrere dal 1° gennaio 2016. Tale imprevedibilità renderebbe straordinariamente e irragionevolmente rischioso ogni nuovo investimento in generazione distribuita da fonti rinnovabili;
l’obiettivo del Governo di riduzione delle bollette potrebbe al contrario essere perseguito ovvero reso più ambizioso, salvaguardando anche l’economia della generazione di energia da fonti rinnovabili, attraverso interventi di contenimento delle componenti energia e dispacciamento della bolletta elettrica;
numerosi organi di stampa specializzata hanno denunciato la crescente divaricazione fra il prezzo dell’elettricità espresso dal mercato organizzato all’ingrosso e, da una parte, la componente energia nei contratti di mercato libero, dall’altra la componente PE della tariffa elettrica per i clienti del mercato vincolato;
tale divaricazione trova conferma nell’anomala espansione del margine operativo lordo della divisione Mercato del gruppo Enel in Italia, cresciuto da 116 milioni di euro nel primo trimestre del 2009 a 179 milioni di euro nel primo trimestre del 2011 a ben 322 milioni di euro nel primo trimestre del 2014;
la crescente penetrazione della generazione da fonti rinnovabili non programmabili, ed in particolare della fonte fotovoltaica, ha radicalmente cambiato il profilo orario del carico residuo sul mercato elettrico, e conseguentemente del prezzo orario all’ingrosso, tanto che oggi il mercato elettrico vede le sue punte di prezzo non più nelle ore lavorative, ma in prima mattinata e soprattutto nel tardo pomeriggio ed in prima serata;
i picchi di prezzo serali aggravano i costi di approvvigionamento dell’Acquirente unico (AU), e conseguentemente il prezzo dell’elettricità per i consumatori serviti in regime di maggior tutela, il cui prelievo dalla rete è maggiore proprio nel tardo pomeriggio e in prima serata;
l’attuale criterio di ripartizione dei consumi elettrici per fasce, ai fini della fatturazione sia sul mercato libero che su quello vincolato, risulta del tutto incoerente con il mutato profilo orario dei prezzi all’ingrosso. Tale ripartizione finisce per incentivare, invece che scoraggiare, i consumi nella fascia serale, obbligando l’Acquirente unico ad acquistare quantitativi maggiori di elettricità proprio nelle ore in cui essa è più cara;
soprattutto in condizioni di bassa producibilità idroelettrica da apporti naturali, i picchi di prezzo serali sul mercato all’ingrosso sono accentuati dalla limitata partecipazione degli impianti idroelettrici a pompaggio al Mercato del giorno prima (MGP), anche in presenza di differenziali infragiornalieri di prezzo tali da renderne lo sfruttamento chiaramente remunerativo;
considerato che:
da informazioni pubbliche e verificabili sul sito del Gestore dei mercati energetici, il prezzo medio di acquisto (PUN) sul mercato elettrico a gennaio 2014, rispetto allo stesso mese del 2013, è diminuito dell’8 per cento, a febbraio del 18 per cento, a marzo di circa il 30 per cento rispetto agli stessi mesi del 2013;
nella newsletter n. 69 del 14 marzo 2014, il Gestore del mercato elettrico ha comunicato che il PUN, con una flessione di 7,93 euro al megawattora su gennaio (pari al 13,4 per cento) e di 11,63 euro al megawattora (pari al 18,5 per cento) su febbraio 2013, si è portato a 51,34 euro al megawattora, ai minimi da giugno 2005. Ancora più consistente la flessione tendenziale nelle ore fuori picco (pari al 12,62 euro al megawattora; pari al 21,9 per cento), con il prezzo sceso a 45,13 euro al megawattora, il più basso da luglio 2009;
dai risultati dello studio “Irex Annual Report 2014”, presentato a giugno da Althesys Strategic Consultants, emerge che l’analisi sui dati del 2013 ha portato ad una stima dell’effetto peak shaving di circa 1 miliardo di euro, attribuendo un effetto di riduzione del PUN ascrivibile al fotovoltaico che oscilla tra i 15 e i 21 euro per megawattora;
il rapporto “Assessment of the minimum value of photovoltaic electricity in Italy” del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicato sull’ultimo numero di “Energy Science & Engineering”, la rivista inglese della Society of chemical industry, sostiene che la produzione fotovoltaica porta consistenti vantaggi economici per i consumatori. Con lo studio è stato calcolato il valore dell’elettricità prodotta dal fotovoltaico sull’Ipex attraverso un modello in grado di simulare e predire i prezzi medi mensili nelle ore di picco (dalle 8 alle 20 dei giorni lavorativi) con e senza la generazione solare. L’effetto “merit-order” del fotovoltaico è pari ad una diminuzione di 2,9 euro per megawattora per ogni gigawattora addizionale di produzione solare, che porta a stimare tra il gennaio 2010 e il settembre 2013 un risparmio di circa 4,6 miliardi di euro;
nell’articolo pubblicato da “Qual’Energia”, il 15 maggio 2014, titolato “Bolletta, invece di colpire le rinnovabili rendiamo il sistema più efficiente”, si pone l’attenzione sul “distacco imbarazzante”, pari ad un valore superiore ai 25 euro per megawattora, che si è venuto a formare tra il costo dell’energia (indicato come componente PE in bolletta) e il PUN della Borsa dell’energia elettrica. Sempre secondo quanto riferito nell’articolo, se il mercato elettrico fosse gestito in modo efficiente, gli utenti potrebbero beneficiare da subito di una buona parte dei 25 euro per megawattora di riduzione del PUN causati in buona parte proprio dalla crescente presenza delle rinnovabili nel nostro mix produttivo. Un valore che corrisponde proprio al 10 per cento di sconto in bolletta promesso dal Presidente del Consiglio dei ministri Renzi;
l’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni, in legge n. 9 del 2014, prevede che l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico aggiorni i criteri per la determinazione dei prezzi di riferimento per le forniture destinate ai clienti finali non riforniti sul mercato libero, tenendo conto delle mutazioni intervenute nell’effettivo andamento orario dei prezzi dell’energia elettrica sul mercato;
con l’atto di sindacato ispettivo 4-02022, presentato in data 8 aprile 2014 è stato chiesto al Ministro dello sviluppo economico se fosse a conoscenza dei motivi del ritardo nella attuazione dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 145 del 2013 e se non ritenga necessario attivarsi, entro i limiti di propria competenza, affinché siano adottate le misure necessarie per ridurre i costi dell’energia alle famiglie e alle piccole e medie imprese del mercato tutelato;
con deliberazione 170/2014/R/EEL del 10 aprile 2014, l’Autorità, pur riconoscendo il livello di approssimazione e distorsione insito nella storica modalità di determinazione dei prezzi biorari a fronte delle mutate condizioni di mercato, concludeva tuttavia che una revisione delle fasce orarie fosse prematura, e decideva di conseguenza di confermare i criteri attualmente utilizzati per la determinazione dei prezzi di riferimento;
la crescente penetrazione delle fonti rinnovabili intermittenti e della generazione distribuita rende indifferibile l’apertura del Mercato dei servizi di dispacciamento a questa tipologia di impianti, onde allargare la base di risorse attivabili da Terna SpA per l’esercizio in sicurezza del sistema elettrico, e così invertire il trend crescente osservato nella componente tariffaria a copertura dei costi di dispacciamento,
impegna il Governo:
1) ad adottare con atti di propria competenza ogni opportuna iniziativa volta a rimuovere gli ostacoli e ad assicurare la riduzione della componente energia delle bollette stesse, garantendo il pieno beneficio derivante dalla riduzione dei prezzi dell’elettricità osservata sul mercato all’ingrosso per i clienti finali;
2) ad attivarsi con atti di propria competenza affinché il contesto competitivo nel settore della vendita dell’energia elettrica sul mercato libero impedisca il consolidarsi di posizione di ingiustificata profittabilità per taluni operatori;
3) a promuovere con atti di propria competenza misure di sensibilizzazione nei confronti dei clienti finali sul mercato libero dell’elettricità relativamente ai potenziali vantaggi derivanti dal rinnovo dei contratti a prezzo fisso in essere, così che le nuove condizioni contrattuali riflettano il mutato contesto di mercato all’ingrosso;
4) a garantire con atti di propria competenza una capillare verifica della correttezza ed opportunità delle scelte di approvvigionamento dell’Acquirente Unico, con particolare, ma non esclusivo, riferimento alla copertura a termine dei rischi di variazione del prezzo, onde assicurare che i clienti del mercato vincolato possano godere appieno ed in tempi rapidi della riduzione dei prezzi sul mercato all’ingrosso;
5) ad aprire un confronto con l’Autorità nel rispetto degli ambiti di rispettiva competenza relativamente ai costi e ai benefici di una immediata revisione delle fasce orarie per la fatturazione dei consumi di elettricità sul mercato elettrico e vincolato cosi come già stabilito dal cosiddetto provvedimento “Destinazione Italia” (decreto-legge n. 145 del 2013), e a presentare al Parlamento una dettagliata relazione in materia, con particolare ma non esclusivo riguardo ai vincoli tecnici imposti dalle caratteristiche dei gruppi elettronici di misura installati presso i clienti;
6) a valutare ogni iniziativa con atti di propria competenza, anche nella forma di unbundling rispetto alle altre attività del gruppo societario di appartenenza, tesa a promuovere la piena partecipazione al mercato elettrico degli impianti idroelettrici a pompaggio, in funzione non solo della sicurezza del sistema, ma anche e soprattutto della sua economicità a beneficio dei clienti finali;
7) ad attivarsi nell’ambito di propria competenza affinché l’Autorità favorisca il processo di riforma del Mercato dei servizi di dispacciamento, onde consentire la partecipazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili non programmabili e quelli di generazione distribuita che rispettino determinati requisiti prestazionali, ove necessario a seguito di retrofit che comprenda la dotazione con capacità di accumulo. –

Quinews

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