Il leggendario cavallo di Leonardo


Firenze. Alto oltre 7 metri per 70 tonnellate di bronzo, si pensava che fosse irrealizzabile. Invece il progetto del genio di Vinci era perfetto e una ricerca promossa dal Museo di Storia della Scienza (Museo Galileo) di Firenze ne dà ora la prova scientifica. Con una proposta per l’Expo milanese del 2015: fondere l’opera in uno spettacolare cantiere aperto. Il progetto di Leonardo da Vinci era perfetto. Il suo leggendario Monumento equestre per Francesco Sforza (oltre 7 metri di altezza per un peso stimato di 70 tonnellate di bronzo) non era semplicemente il sogno ambizioso di un artista geniale, ma aveva tutti i requisiti tecnici per essere prodotto in un’unica colata e reggersi perfettamente in equilibrio.
Lo dimostrano i risultati di una complessa indagine interdisciplinare promossa dall’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze (Museo Galileo). Coordinata dallo specialista Andrea Bernardoni, autore per l’editore Giunti della più recente monografia sull’argomento (Leonardo e il monumento equestre a Francesco Sforza, Storia di un’opera mai realizzata, 2007), la ricerca è stata condotta applicando alla vasta documentazione leonardesca pervenutaci le più sofisticate tecniche di simulazione oggi utilizzate dall’industria per le grandi fusioni.
“Fin qui”, spiega Paolo Galluzzi, direttore del museo, “vigeva la diffusa convinzione che il progetto fosse materialmente irrealizzabile. Negli Stati Uniti è stato perciò possibile realizzare due copie del cavallo, ma con procedimenti del tutto indipendenti dalle precise informazioni conservate nei manoscritti di Leonardo. Ora sappiamo invece, su basi rigorosamente scientifiche, che Leonardo concepì un’opera ardita ma perfettamente fattibile, ricca per di più di soluzioni innovative”.
I risultati della ricerca saranno esposti in una mostra altamente spettacolare. “L’ideale”, suggerisce Galluzzi, “per inaugurare l’Expo milanese del 2015. E l’impatto sarebbe tanto maggiore se, contestualmente, si potesse fondere il monumento a cantiere aperto, coinvolgendo così il pubblico più vasto e i media di tutto il mondo”.
Il progetto, come noto, fu voluto da Ludovico il Moro, signore di Milano, per celebrare il padre Francesco Sforza. Leonardo vi si applicò tra il 1482 e il 1499, durante il primo soggiorno milanese. Studiò con minuzia l’anatomia del cavallo e mise a punto gli infiniti dettagli pratici dell’operazione: un metodo di fusione indiretto (prima testimonianza della sua reintroduzione in epoca rinascimentale), le macchine per movimentare e assemblare la pesantissima forma; il modo di produrre con rapidità enormi quantità di bronzo e di distribuirlo omogeneamente nell’intercapedine tra forma e controforma.
Leonardo ideò anche un brillante sistema per monitorarne l’avvenuto riempimento dell’intercapedine mediante sensori pirotecnici che esplodevano quando il bronzo fuso giungeva al livello desiderato. Tutto fu però vanificato dalle armate francesi che nel 1499 conquistarono Milano, cacciarono Ludovico e distrussero, tra le altre cose, il modello in creta del cavallo.
La verifica della concreta fattibilità di quanto Leonardo registrò nei suoi manoscritti (Codice di Madrid II, Windsor Collection, Codice Atlantico, ecc.) e delle altre fonti dell’epoca è stata resa possibile grazie alla XC Engineering di Cantù, azienda specializzata nelle simulazioni virtuali delle grandi fusioni, che per la prima volta ha applicato a un progetto storico-scientifico l’avanzatissimo software FLOW 3D.
Le complicate e lunghe operazioni di calcolo hanno così generato uno straordinario archivio di immagini tridimensionali, che documentano in modo molto realistico, fase per fase, le dinamiche dei due processi di fusione. Apprendiamo così, ad esempio, che la fusione orizzontale (metodo ‘a pioggia’) avrebbe riempito l’intercapedine in appena 123 secondi, mentre quella verticale ribaltata (metodo misto ‘a sorgente’ e a pioggia) ne avrebbe richiesti 165. Si tratta peraltro di uno studio di enorme importanza per capire aspetti fondamentali dell’attività di Leonardo e, più in generale, dell’integrazione tra arte, scienza e tecniche nel Rinascimento.
Alla ricerca hanno contribuito Opera Laboratori Fiorentini, Stefano Mascetti, Matteo Corrado e Alessandro Incognito (XC Engeneering), Andrea Borsi (Arketipo, S. Giovanni Valdarno) per i calcoli strutturali, Riccardo Braga e Fabio Corica (Laboratorio Multimediale del Museo Galileo) per la ricostruzione dei modelli digitali del cavallo e del cantiere di fusione

Quinews

Quinews

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *