“No alla sospensione del processo”

INCHIESTA MEDIASET – I giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano hanno rigettato la richiesta avanzata dai legali di Silvio Berlusconi di riaprire i termini per chiedere il rito abbreviato nel processo in cui il premier è accusato di frode fiscale per i presunti fondi neri creati da Mediaset. I giudici hanno motivato la decisione perché i legali del premier avrebbero dovuto formulare la richiesta di rito abbreviato quando fu formulata dal Pm la contestazione suppletiva che ha allungato i tempi della frode fiscale all’ottobre 2004. “La pronuncia della Corte costituzionale è dichiarativa di un diritto esistente, non è una generale rimessione in termini” hanno detto.

Resta forte la polemica politica. “Ma Berlusconi non aveva detto che si sarebbe presentato ai processi per dire la sua?”. Chiede il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario. “Il 7 ottobre scorso, giorno della sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il premier chiamò in diretta a ‘Porta a Porta’ e disse testualmente: ‘andrò in tribunale per difendermi’. Poi il 16 novembre ci fece sapere addirittura quali erano le date libere nella sua agenda e una di queste era il 18 gennaio. Oggi, alla ripresa del processo Mediaset, invia una lettera in tribunale dicendo che la sua agenda è cambiata. Contemporaneamente sta facendo approvare dalla sua maggioranza il processo breve al Senato e il legittimo impedimento alla Camera. La verità – conclude Belisario – è che Berlusconi ha chiesto tempo non per valutare l’eventuale richiesta di rito abbreviato ma perché non sono ancora pronte le leggi che gli consentiranno di non farsi processare. Quest’uomo, a cui sono affidati i destini dell’Italia, continua a barare”.

Redazione

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