G8, nessun ‘clima’ nuovo…

Seconda giornata di lavori e prime delusioni al G8 de L’Aquila. Nel pomeriggio è stata approvata dal G14 – i Paesi del G8 e quelli dalle economie emergenti – l’Agenda globale, il documento che contiene i paragrafi economici, sul rilancio dei negoziati di Doha e sull’impegno comune verso i Paesi più poveri. Sul clima, dall’incontro dei Paesi del Mef, il G8 (con l’Italia, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Russia, Giappone, Germania e Canada), il G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), e, ancora, Corea del Sud, Australia e Indonesia, è stata riconosciuta, ‘l’opinione scientifica secondo la quale l’incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius’.

Un’intesa che, però, rimanda a ulteriori negoziati, prima della Conferenza di Copenaghen dell’Onu sui cambiamenti climatici, l’identificazione di un obiettivo globale per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050. Un’intesa da cercare fortemente, hanno convenuto i Paesi del Nef, affinchè si facciano ‘tutti gli sforzi possibili per raggiungere un accordo a Copenaghen’.

Sui negoziati Doha, il G8, con i Paesi del G5 più l’Egitto, si sono impegnati, insieme ai leader degli altri Paesi Mef – Australia, Corea del Sud e Indonesia -, ad una conclusione entro il 2010.

“I leader agiscono e i politici parlano. Incapaci ad agire in modo deciso contro i cambiamenti climatici, i leader delle nazioni più ricche del pianeta hanno fallito, e portato tutti noi verso il fallimento”. È il duro commento di Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, al documento sul clima.

“I politici riuniti all’Aquila rischiano di mettere il pianeta sulla strada di rapidi cambiamenti climatici, con costi sociali e ambientali devastanti”. Il G8 si chiude senza nessun impegno concreto a una riduzione delle emissioni nel medio periodo, e senza alcun impegno a investire la cifra di 106 milioni di dollari che serve, annualmente, per aiutare i Paesi in via di sviluppo a contrastare gli impatti del cambiamento climatico e a fermare la deforestazione. I grandi del mondo hanno cosi’ fallito nel posare la prima pietra di uno storico accordo per salvare il clima al summit di Copenhagen, che e’ solo tra 150 giorni.

“Riferendosi a un generico accordo per contenere l’aumento della temperatura terrestre entro i 2 gradi, senza un piano chiaro, senza investimenti e senza obiettivi”, continua il direttore di Greenpeace Italia, “il G8 non aiutera’ a uscire dal vicolo cieco nel quale sono arenati i negoziati sul clima delle Nazioni Unite.

Edgardo Fulgente

Edgardo Fulgente

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