Pakistan, dopo gli arresti degli oppositori, a rischio il sostegno Usa anti talebani

Centinaia di oppositori sono stati arrestati in Pakistan dalle autorità locali (a Karachi, nel sud, e all’alba di oggi davanti alla Corte suprema di Islamabad) alla vigilia della manifestazione nazionale, che si preannuncia imponente, prevista per il 16 marzo prossimo.

L’opposizione ha organizzato marce in diverse città del Pakistan, con sit-in davanti al Parlamento, su appello degli avvocati, che esigono l’indipendenza della giustizia e il reintegro nelle loro funzioni dei giudici rimossi nel 2007 dal regime militare di Pervez Musharraf.
“Non posso riposarmi nel momento in cui il Pakistan adotta delle misure catastrofiche – ha deto Nawaz Sharif, capo dell’opposizione – non possiamo accettare compromessi, quando tutte le istituzioni sono in rovina e il sistema sull’orlo del baratro”. Di tutta risposta, il governo ha definito le parole di Sharif “sovversive” e ha paventato l’arresto del leader dell’opposizione, ricordando come la “sedizione” sia punita con l’ergastolo.
L’atteggiamento del governo Pakistano però rischia di mettere in serio pericolo il sostegno dell’amministrazione americana di Obama nella lotta ai talebani.

Quinews

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