Torna il nucleare, nonostante il referendum del 1987

Nel 1987 gli italiani con un Referendum dissero No al nucleare. Eppure, in barba a quella volontà espressa con tanto di voto si ridà il benvenuto al nucleare in Italia. L’impegno è chiaro: Italia e Francia hanno siglato un protocollo di accordo che prevede di costruire, e far entrare in funzione, almeno 4 reattori nucleari di terza generazione avanzata Epr in Italia e rendere la prima unità operativa entro il 2020.

E’ l’impegno assunto da Enel ed Edf con l’accordo per lo sviluppo del nucleare in Italia siglato a Roma, che prevede anche l’estensione della partecipazione del gruppo elettrico italiano al programma nucleare in Francia, a partire dal reattore di Penly recentemente autorizzato.

L’accordo di collaborazione sul nucleare firmato con la Francia consentirà all’Italia di avere nuove centrali nucleari ‘in tempi contenuti’. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nell’ambito del vertice italo-francese. “In Italia si stavano costruendo due centrali nucleari – ha ricordato Berlusconi – ma il fanatismo ecologico ci ha impedito di completarle”. Ora, secondo il premier, “il futuro dell’Unione Europea è nelle rinnovabili e nel nucleare”.

Il presidente Sarkozy, da parte sua, ha sottolineato che “se l’Italia dovesse confermare il suo ritorno al nucleare, la Francia è pronta ad una partnership illimitata perché vogliamo sviluppare energia pulita con voi”.

“Un accordo pericoloso e miope. Perché tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e perché rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza”. Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, valuta il protocollo intergovernativo firmato da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy e i due memorandum siglati da Enel e Edf.

“Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – dice Cogliati Dezza -. Ma lo ‘scenario nucleare’ è una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non può verosimilmente permettersi”

“Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente – i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere e’ partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slitterà ancora in avanti”.

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