Saladino e… quei “favori” a Di Pietro

L’inchiesta denominata Why Not – dal nome di una società di lavoro interinale, la cui attività rappresenta uno dei filoni principali dell’indagine – parte il 18 giugno 2007, allorché il Pm Luigi De Magistris, oggi giudice del Riesame al Tribunale di Napoli, fece eseguire dai carabinieri perquisizioni nei confronti di 26 indagati, tra cui Pietro Scarpellini (consulente “non pagato”, come precisò all’epoca Palazzo Chigi, della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Luigi Bisignani (consulente della Ilte S.p.a.), e Giancarlo Pittelli (Senatore di Forza Italia).

Un ruolo centrale nell’inchiesta è svolto da Antonio Saladino, imprenditore ed ex presidente della ‘Compagnia delle Opere’ della Calabria. L’inchiesta ruota attorno anche a presunti contatti tra Saladino e l’allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Negli atti dell’inchiesta figurano anche intercettazioni telefoniche riguardanti colloqui tra l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e lo stesso Saladino. Fu proprio Clemente Mastella a chiedere il trasferimento del Pm De Magistris, che, insieme ai suoi collaboratori, sono stati così rimossi dall’inchiesta creando un caso nazionale, che ha fatto intervenire anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il 19 ottobre 2007, ma la notizia ufficiale è del 22, la procura di Catanzaro, nella persona di Dolcino Favi (avvocato generale dello Stato e procuratore generale reggente a Catanzaro) ha avocato a sé, per presunta incompatibilità, l’inchiesta, sottraendola a De Magistris, che, in un’intervista rilasciata al quotidiano ‘la Repubblica’, dichiarò di esserne venuto a conoscenza solo dalla stampa.

Attorno a Luigi De Magistris, dallo scoppio dell’inchiesta in poi, si sta consumando una lotta politica senza quartiere. Strenuo difensore di Luigi De Magistris è il leader dell’Italia dei Valori, ed ex magistrato, Antonio Di Pietro, oppositore ‘senza peli sulla lingua’ dell’attuale governo Berlusconi. Personaggio inviso, quindi, alla maggioranza e perciò scomodo. L’attuale governo, infatti, vuole riformare la Giustizia, ‘evidentemente a suo piacimento’, direbbe il giornalista Marco Travaglio, e Di Pietro, dopo il placet di D’Alema e Violante, influenti politici del Pd, rappresenta l’ultimo scoglio per partorire una riforma il più possibile condivisa.

Ecco perché, da un qualche settimana a questa parte, i giornali vicini al Presidente del Consiglio Berlusconi pubblicano articoli allusivi riguardanti la figura di Di Pietro. L’ultimo, in ordine di tempo, l’intervista a Francesco Gambardella, avvocato difensore di Antonio Saladino, pubblicata a pagina 73 del settimanale ‘Panorama’, e che qui sotto riportiamo integralmente, dal titolo: “Saladino e quei <<favori>> a Di Pietro”. Un’intervista che, come nello stile di queste interviste, ‘dice e non dice’, ma che, in ultima analisi, fa ‘riflettere’. Al lettore, quindi, l’ultima parola…

Saladino e quei <<favori>> a Di Pietro

L’avvocato Francesco Gambardella difende Antonio Saladino, principale indagato nell’inchiesta Why not. Tra le carte del suo assistito i pm avrebbero trovato appunti di incontri con Antonio Di Pietro.
Di Pietro ha ammesso di aver conosciuto Saladino.
Ha fatto bene. Il giorno dopo il suo comunicato abbiamo comprato tutti i giornali per vedere se ci fosse una virgola fuori posto. Se Di Pietro avesse detto di non aver mai conosciuto Saladino e lo avesse maltrattato, avremmo tirato fuori le nostra carte.
Carte?
Per esempio abbiamo la testimonianza di un maresciallo dei carabinieri che racconta di un viaggio in auto di Di Pietro dall’aeroporto di Lamezia Terme a Catanzaro insieme a Saladino. Loro due e l’autista. Lasciarono a terra il giudice Romano De Grazia, vecchia conoscenza dell’ex ministro.
Che cosa c’è di male in un incontro?
Non c’è solo questo. Possiamo provare un episodio più delicato che riguarda Di Pietro. Ma non è il momento di parlarne. Non ci sta attaccando.
Non vorrete per caso lanciargli un messaggio?
Sono altri che hanno tirato fuori la storia degli incontri tra Di Pietro e Saladino. Noi avevamo fato le nostre indagini difensive in silenzio: ci sono stati diversi contati e l’ex pm ha chiesto dei favori.
Che prove avete?
Testimonianze e documenti: Saladino conserva tutto. Durante le perquisizioni queste carte non sono finite in mano ai pm salernitani. Sarò onesto: provano comportamenti criticabili dal punto di vista etico, ma non solo.
Che tipo di reato?
Non insista.”

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