Tradotto il testamento del San Giacomo: “L’Ospedale è inalienabile”

E’ stata resa nota dagli eredi la traduzione del testamento redatto dal fondatore dell’ospedale ‘San Giacomo’ di Roma, Antonio Maria Salvati, che disponeva sul futuro del nosocomio. Il documento, redatto il 13 febbraio del 1601, stabilirebbe la non alienabilità della struttura.

Nel testo – tradotto dallo studioso Sebastiano Bisson e scritto in latino notarile – si legge che il cardinale Antonio Maria Salviati “a proprie spese ha iniziato la costruzione dell’ospedale maggiore fatto in ogni sua parte per l’utilizzo da parte degli infermi e delle inferme, nonché come casa e abitazione per gli ufficiali, sacerdoti e ministri della Chiesa della Confraternita e arciospedale di San Giacomo presenti nel Vecchio Ospedale e in detto Maggiore Ospedale Nuovo, che egli aveva edificato dalle fondamenta”.

“Tutti i beni e i diritti donati da lui stesso – continua il testamento – enumerati in questo instrumento, nonché tutti gli altri singoli beni che in seguito verranno da lui destinati dalla Chiesa alla confraternita e all’arciospedale di San Giacomo o dal collegio Salviati, in alcun modo possano essere venduti, ceduti, dati, donati, pignorati, ipotecati, obbligati, né totalmente né in parte, anche minima, a qualsiasi titolo o diritto, ad alcuna persona, luogo, collegio, università o capitolo”.

Il testamento stabilisce che non “possano a chiunque altro essere trasferiti o permutati per lungo tempo, dati in enfiteusi, a livello o affittati, anche con il pretesto di qualsiasi utilità o necessità. Non possano essere alienati, nascondendo il termine dell’alienazione sotto un qualsiasi pretesto o a causa di urgentissimi bisogni”.

Il testo si con conclude con la disposizione che “la medesima proibizione all’ipoteca e alle vendita, come precedentemente espresso, sia ovunque e per tutti considerata in essere”.

Quinews

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