20 le banche finora salvate dai governi

“L’aiuto di Stato fino a ieri era peccato oggi è un imperativo categorico”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da Bruxelles, a margine del Consiglio dell’Unione Europea. A leggere i numeri e le cifre e ad osservare quel che accade in giro per il mondo pare proprio così.

Sono più di 20, infatti, gli istituti di credito occidentali che nel 2008 hanno avuto bisogno dell’ossigeno finanziario dei governi. Lo rivela un articolo di Vito Lops, pubblicato oggi dal quotidiano pomeridiano del gruppo ‘Il Sole 24 Ore ‘24”, dal titolo ‘Ecco le banche rianimate dai governi’.

“Da inizio anno – scrive Lops – sono più di venti gli istituti di credito occidentali che hanno richiesto un soccorso pubblico attraverso operazioni con cui sono stati nazionalizzati (come è avvenuto per ‘Northem Rock’) o hanno ceduto una quota del capitale sociale allo Stato (come per Ubs che questa mattina ha ricevuto un finanziamento di 6miliardi di franchi svizzeri dalla Confederazione svizzera che ha acquistato il 9% del capitale)”.

Negli Stati Uniti, “la prima azione governativa – continua Lops – è del 5 settembre scorso, quando con una manovra da 200miliardi di dollari (148miliardi di euro), l’amministrazione Bush ha evitato il collasso di ‘Fannie mae’ e ‘Freddie mac’. Due settimane dopo, è stato lanciato un salvagente da 85miliardi di dollari per salvare il big assicurativo ‘Aig’. Nel frattempo, però, non è corsa al capezzale di ‘Lehamn brothers'”.

“A queste operazioni – puntualizza l’articolo – è seguita l’approvazione del piano Paulson da 700miliardi di dollari. Di questi, 250miliardi saranno utilizzati per soccorrere nove big bancari (‘Citigroup’, ‘Bank of America’, ‘Jp Morgan Chase’, ‘Goldman Sachs’, ‘Merril Lynch’, ‘Morgan Stanley’, ‘Wells Fargo’, ‘Bank of New York-Mellon’, ‘State street’) come annunciato due giorni fa. A conti fatti, dunque, le autorità di Washington hanno già contabilizzato 535miliardi di dollari per gli istituti finanziari”.

In Europa, “… ad oggi nella conta dei salvataggi sono finiti tre istituti britannici (‘Northen Rock’, ‘Bradford & Bingley’ e ‘Royal Bank of Scotland’); due danesi (‘Ebh Bank’ e ‘Roskilde Bank’); tre islandesi (‘Glitnir’, ‘Landsbanki’ e ‘Kaupthing’); la tedesca ‘Forts’; la belga ‘Dexia’ e la svizzera ‘Ubs’. Mentre in Germania – conclude Lops – si discute sulle modalità con cui salvare ‘Hypo real estate’, che ha accumulato un buco da 35miliardi di euro, il più grande della storia tedesca”. In attesa della prossima…

Quinews

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