LA BOUVETTE DELL'INFORMAZIONE
Sabato 24 Giugno 2017

Bolletta, ecco il canone Rai 2017

di quinews

Per l’anno 2017, l’importo del canone di abbonamento alla televisione per uso privato è stato ridotto ad €90: dieci rate da 9 euro ciascuna. (art.1, comma 40, legge di bilancio anno 2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 2016, n. 297).

87 ore Doc 3

di quinews

Il film di Costanza Quatriglio ricostruisce attraverso i video acquisiti nel processo le tappe di questo percorso crudele , disumano e illegittimo. Dall’arrivo in ospedale al letto di contenzione con le caviglie e i polsi legati da cinghie per cinque giorni ininterrottamente , Francesco non verrà mai visitato, mai curato o nutrito , mai neanche lavato. Un lager dei nostri giorni nella civilissima Italia, all’interno di un’istituzione pubblica messo a nudo da telecamere di sorveglianza che sempre di più contribuiscono a far luce su atti criminosi.

Undicesimo appuntamento trasmesso il 28 dicembre 2015 in seconda serata, con Doc3, la serie di documentari d’autore che raccontano il mondo e la complessità delle varie culture. Video Segue…

Imagine - Roberto Saviano

di quinews

Vogliamo augurare Buon 2016 con Roberto Saviano che ci racconta il 2015 partendo da immagini reali, da fotografie del mondo, per provare a immaginare insieme.

La trasmissione andata in onda il 28 dicembre 2015 è stata vista da 8.300.000 persone (contatti) sui canali del gruppo Discovery, su Dplay, Deejaytv.it, Repubblica.it, Facebook e YouTube.
È stata il 1° evento multipiattaforma di Discovery Italia.
È stata il 6° programma nazionale superando per spettatori LA7 e Rete4.
Ha totalizzato il 6% di share sui giovani tra 15 e i 34 anni e su Twitter ‪#‎Saviano2015‬ è stato 1° nei trend topic.

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“Ringrazio tutte le persone che ieri hanno seguito #Imagine. Segue…

Minnie Minoprio: “In tv l’osé di ieri oggi è routine”

di redazione

“Nel 1971 una mia interpretazione fu criticata e discussa anche in Parlamento, perché giudicata “troppo poco educativa”. Se ci ripenso e guardo a ciò che accade oggi mi viene da sorridere…”.

“Amo l’arte, lo sport e gli animali. Odio il telefono, le scritte murali, le bugie e l’invadenza”. Inizia così la conversazione con Minnie Minoprio, attrice, showgirl e cantante di origine inglese, icona della televisione, italiana e non solo, degli anni ‘70, che andava in onda in rigoroso bianco e nero. Sposata, madre di Giuliano e nonna di due nipotini, Segue…

Vermicino, il pozzo senza memoria

di Italo Arcuri

Alcuni giorni fa sono stato a Vermicino, frazione di Frascati, a pochi Km da Roma. Mi trovavo in zona. Erano giorni che mi frullava nella mente il ricordo di Alfredino Rampi, del maledetto pozzo artesiano in cui morì e di quei tragici giorni di giugno del 1981. Giorni in cui il mondo - tutto il mondo - mi pareva essersi infilato in quella maledetta buca nella quale il piccolo cadde senza più farne ritorno.

Se ci penso, ancora oggi, a distanza di 33 anni, provo un profondo senso di angoscia e di dolore. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che quella tragica esperienza, grazie alla televisione, io l’ho vissuta, insieme ad altre 30milioni di persone, proprio come se stessi lì sul posto, a penare per le sorti del bambino e ad incitare i soccorritori durante le operazioni di soccorso per poi piangere, quando si è capito che per salvare Alfredino non c’era più nulla da fare.

Ore e ore di ansia (18 per la precisione), intervallate da momenti di speranza e di tormento, quelle che ho vissuto in diretta tv. Ho ancora impresso il volto di mamma Franca Bizzarri e di papà Ferdinando Rampi, madre e padre mediatici di tutti quanti noi bambini (avevo 14 anni di età!) messi davanti allo schermo televisivo a seguire le sorti di un nostro coetaneo. Immagini terribili. Ho ancora il ricordo della disperazione dei vigili del fuoco, della voce rotta dall’emozione dei giornalisti, del pianto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, della disperazione degli speleologi, della rabbia dei volontari, della delusione dei nani che provavano ad infilarsi in quel maledetto “occhio nero” e della sofferenza della tanta gente comune accorsa sul posto per stare vicino ad Alfredino.

Alcuni giorni fa, a distanza 33 anni, in via Sant’Ireneo, la stretta strada asfaltata che oggi fluisce lungo il pozzo di Alfredino, il mio turbinio di emozioni negative si è però acuito a dismisura alla vista di una gran brutta scena: come si evince dalle foto che ho scattato e pubblicate giù in basso a questo articolo, intorno a quel luogo di memoria mediatica collettiva non resta che erbaccia, sterpaglia e nulla più. Il niente più assoluto contenuto da una rete di recinzione.

Il “pozzo maledetto”, come lo hanno chiamato tutti, in cui Alfredino cadde e morì dopo tre giorni di lenta e drammatica agonia è oggi un luogo non curato, anonimo, freddo e impersonale, per di più ricoperto da sterpi di ogni tipo. Segue…

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