LA BOUVETTE DELL'INFORMAZIONE
Sabato 24 Giugno 2017

Vermicino, il pozzo senza memoria

di Italo Arcuri

Alcuni giorni fa sono stato a Vermicino, frazione di Frascati, a pochi Km da Roma. Mi trovavo in zona. Erano giorni che mi frullava nella mente il ricordo di Alfredino Rampi, del maledetto pozzo artesiano in cui morì e di quei tragici giorni di giugno del 1981. Giorni in cui il mondo - tutto il mondo - mi pareva essersi infilato in quella maledetta buca nella quale il piccolo cadde senza più farne ritorno.

Se ci penso, ancora oggi, a distanza di 33 anni, provo un profondo senso di angoscia e di dolore. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che quella tragica esperienza, grazie alla televisione, io l’ho vissuta, insieme ad altre 30milioni di persone, proprio come se stessi lì sul posto, a penare per le sorti del bambino e ad incitare i soccorritori durante le operazioni di soccorso per poi piangere, quando si è capito che per salvare Alfredino non c’era più nulla da fare.

Ore e ore di ansia (18 per la precisione), intervallate da momenti di speranza e di tormento, quelle che ho vissuto in diretta tv. Ho ancora impresso il volto di mamma Franca Bizzarri e di papà Ferdinando Rampi, madre e padre mediatici di tutti quanti noi bambini (avevo 14 anni di età!) messi davanti allo schermo televisivo a seguire le sorti di un nostro coetaneo. Immagini terribili. Ho ancora il ricordo della disperazione dei vigili del fuoco, della voce rotta dall’emozione dei giornalisti, del pianto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, della disperazione degli speleologi, della rabbia dei volontari, della delusione dei nani che provavano ad infilarsi in quel maledetto “occhio nero” e della sofferenza della tanta gente comune accorsa sul posto per stare vicino ad Alfredino.

Alcuni giorni fa, a distanza 33 anni, in via Sant’Ireneo, la stretta strada asfaltata che oggi fluisce lungo il pozzo di Alfredino, il mio turbinio di emozioni negative si è però acuito a dismisura alla vista di una gran brutta scena: come si evince dalle foto che ho scattato e pubblicate giù in basso a questo articolo, intorno a quel luogo di memoria mediatica collettiva non resta che erbaccia, sterpaglia e nulla più. Il niente più assoluto contenuto da una rete di recinzione.

Il “pozzo maledetto”, come lo hanno chiamato tutti, in cui Alfredino cadde e morì dopo tre giorni di lenta e drammatica agonia è oggi un luogo non curato, anonimo, freddo e impersonale, per di più ricoperto da sterpi di ogni tipo. Segue…

Eterologa: Donatori restino anonimi

di quinews

“Nel dl sulla fecondazione eterologa
che il ministro Lorenzin ha annunciato di voler presentare in
Cdm prima della pausa estiva ci sono molti elementi positivi, di
cui non ci si puo’ non rallegrare: ottimo l’obiettivo di mettere
Regioni e centri Pma in condizione di partire subito con
l’eterologa, bene anche la volonta’, da parte del Ministro, di
inserire l’eterologa nei livelli essenziali di assistenza
sanitaria. Segue…

#mangiaroberto: l’appello di “Europa” per Giachetti

di redazione

«Le condizioni di salute di Roberto Giachetti si sono aggravate a causa dello sciopero della fame che il parlamentare democratico ha iniziato il 2 settembre scorso, ben 82 giorni fa.
Roberto è testardo, è radicale, è determinato ad andare avanti nella sua iniziativa perché il parlamento approvi rapidamente la riforma elettorale. C’è qualcosa di nobile e di incomprensibile in questa sua decisione non-violenta, che cozza con il buon senso e l’astuzia che, assai spesso, contraddistingue tanta, troppa politica italiana. Che, invece, dovrebbe essere, e talvolta come in questo caso, ancora riesce a essere uno spazio di crescita civile, di partecipazione. Segue…

..era il 2011 “Abbiamo chiuso Malagrotta”

di Carmelo Sorbera


Il presidente Polverini in studio Adnkronos risponde alle domande delle giornaliste Mia Grassi e Sara Di Sciullo e tra i vari temi parla anche dei rifiuti, vicenda che dopo diciotto mesi di emergenza, dal luglio del 2011 al prossimo 31 dicembre 2012, non ha trovato ancora soluzione. Segue…

Marino: “IDI” non permettere che sia fatto a brandelli

di Vittoria Pirro

“Domani mattina andrò all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI) di Roma, dove alcuni lavoratori oggi sono saliti sul tetto per protesta.”è quanto scrive il Senatore del PD Ignazio Marino in merito alla vertenza che drammaticamente sta segnando il destino dell’Istituto Dermopatico IDI, e continua: “Stiamo parlando di più di 1500 persone che non hanno nemmeno i soldi per il rifornimento di benzina necessario per andare al lavoro; persone che non ricevono lo stipendio da molti mesi, riducendo alla disperazione le loro famiglie. Segue…

Qui Libri

Qui Media