LA BOUVETTE DELL'INFORMAZIONE
Sabato 24 Giugno 2017

Minute di passaggi di tempo

di quinews

<<L’ho capito dalla lettura della prima pagina che Minute mi sarebbe piaciuto, leggendo le parole “sole, mare, vento” e poi ancora “voce, tempo”.
Andando avanti ho avuto la sensazione di poter sfiorare con le dita questi racconti, di poterli sentire, perché la scrittura di Italo Arcuri risveglia ogni senso. Amo gli scrittori che sanno scrivere con il sangue, rendendo carnali le vicende narrate e , nelle pagine di questo libro, ogni parola resta impressa sulla pelle con colori, profumi, suoni, sapori, emozioni, luoghi, personaggi. Un libro intenso, dalla scrittura ricercata, pulita, delicata, poetica, che si lascia gustare fino alla fine senza mai stancare, come a voler spingere il lettore alla ricerca di altre sensazioni, di più profonda empatia con lo scrittore.
Mi resta negli occhi il bambino Italo, che piange e si dispera per l’adorata scrofa Elsa e papà Alberto, con la passione per Pavese e con le sue sigarette, delle quali posso sentire l’odore; penso con dolcezza ad Umberto con in mano tredici rose rosse per l’amata Angelica e a mamma Lucia, “pigiama da indossare, di notte, quando si è più soli con se stessi”, quasi col desiderio di volerla accarezzare. E ancora mi resta in petto la vicenda di Don Tiburzio, “prete d’ordinanza, senza tempo e senza spazio” mentre continua a ferirmi la storia della bambina vittima di violenza da parte dello zio.
Potrei parlare di J.S., di Carmelo, di Diego e Samuele, di Jamal … e parlerei di Italo Arcuri.
Perché quando un libro resta così vivo l’autore è riuscito evidentemente nel compito non facile di donarsi.
Minute è stato per me una “promenade” nell’animo messo a nudo dell’autore - animo del Sud, “uno dei Sud del mondo” - che conosce bene “affetto, distacco e presenza” .
E ora che ho finito la mia lettura mi piace cullarmi, dolcemente, nei versi che chiudono l’opera:
“Mi immergo nella fantasia,
la più assurda e irrazionale.
Gioco nel vissuto per non rischiare di perdere il reale.”
Emozione …’>> di Teresa Cuparo Segue…

Mario Alinei, allievo di Ambrogio Donini

di Italo Arcuri

Oggi su “la Repubblica” intervista di due pagine a Mario Alinei, uno dei più grandi linguisti viventi, autore di importanti studi di linguistica storica e antropologica, professore emerito all’Università di Utrecht, allievo di Ambrogio Donini.
Nell’intervista, Mario Alinei, che compie 90 anni, cita Ambrogio Donini tante volte, definendolo, insieme a Ernesto Buonaiuti e Iside Mercuri, “maestro di formazione intellettuale e morale”.
Un anno e mezzo fa, quando ho avuto il piacere e l’onore di intervistare Mario Alinei per ghermire un suo ricordo su Donini, da inserire, come poi ho fatto, nel mio libro “Ambrogio Donini e la storia delle idee” ho avuto, chiara e netta, la sensazione di trovarmi di fronte ad un personaggio dotato di una cultura smisurata, vasta, libera e senza schemi, né temporali e tantomeno spaziali. Segue…

IRAQ, L’effetto boomerang

di quinews

In Libreria “IRAQ, L’effetto boomerang”. Un libro per capire cosa succede in Medioriente.

Roma, 03-09-2015 - Dopo la pubblicazione in Francia è in uscita anche in Italia il libro IRAQ, L’effetto boomerang - Da Saddam Hussein allo Stato Islamico di Padre Jean Marie Benjamin.

L’opera è un’analisi approfondita sulla situazione mediorientale con documenti, informazioni inedite e denunce “pungenti”. Il libro si divide in capitoli sull’Iraq prima dell’intervento americano del 2003 (flashback) con rivelazioni di Tareq Aziz, cosa è accaduto in Vaticano durante il suo incontro con Giovanni Paolo II e ad Assisi, i servizi segreti francesi, e capitoli sulla situazione attuale in Iraq, Siria e Medio Oriente; finanziamenti, logistica, tecnica di guerra, amministrazione e obiettivi del sedicente stato islamico. Segue…

Minnie Minoprio: “In tv l’osé di ieri oggi è routine”

di redazione

“Nel 1971 una mia interpretazione fu criticata e discussa anche in Parlamento, perché giudicata “troppo poco educativa”. Se ci ripenso e guardo a ciò che accade oggi mi viene da sorridere…”.

“Amo l’arte, lo sport e gli animali. Odio il telefono, le scritte murali, le bugie e l’invadenza”. Inizia così la conversazione con Minnie Minoprio, attrice, showgirl e cantante di origine inglese, icona della televisione, italiana e non solo, degli anni ‘70, che andava in onda in rigoroso bianco e nero. Sposata, madre di Giuliano e nonna di due nipotini, Segue…

Vermicino, il pozzo senza memoria

di Italo Arcuri

Alcuni giorni fa sono stato a Vermicino, frazione di Frascati, a pochi Km da Roma. Mi trovavo in zona. Erano giorni che mi frullava nella mente il ricordo di Alfredino Rampi, del maledetto pozzo artesiano in cui morì e di quei tragici giorni di giugno del 1981. Giorni in cui il mondo - tutto il mondo - mi pareva essersi infilato in quella maledetta buca nella quale il piccolo cadde senza più farne ritorno.

Se ci penso, ancora oggi, a distanza di 33 anni, provo un profondo senso di angoscia e di dolore. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che quella tragica esperienza, grazie alla televisione, io l’ho vissuta, insieme ad altre 30milioni di persone, proprio come se stessi lì sul posto, a penare per le sorti del bambino e ad incitare i soccorritori durante le operazioni di soccorso per poi piangere, quando si è capito che per salvare Alfredino non c’era più nulla da fare.

Ore e ore di ansia (18 per la precisione), intervallate da momenti di speranza e di tormento, quelle che ho vissuto in diretta tv. Ho ancora impresso il volto di mamma Franca Bizzarri e di papà Ferdinando Rampi, madre e padre mediatici di tutti quanti noi bambini (avevo 14 anni di età!) messi davanti allo schermo televisivo a seguire le sorti di un nostro coetaneo. Immagini terribili. Ho ancora il ricordo della disperazione dei vigili del fuoco, della voce rotta dall’emozione dei giornalisti, del pianto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, della disperazione degli speleologi, della rabbia dei volontari, della delusione dei nani che provavano ad infilarsi in quel maledetto “occhio nero” e della sofferenza della tanta gente comune accorsa sul posto per stare vicino ad Alfredino.

Alcuni giorni fa, a distanza 33 anni, in via Sant’Ireneo, la stretta strada asfaltata che oggi fluisce lungo il pozzo di Alfredino, il mio turbinio di emozioni negative si è però acuito a dismisura alla vista di una gran brutta scena: come si evince dalle foto che ho scattato e pubblicate giù in basso a questo articolo, intorno a quel luogo di memoria mediatica collettiva non resta che erbaccia, sterpaglia e nulla più. Il niente più assoluto contenuto da una rete di recinzione.

Il “pozzo maledetto”, come lo hanno chiamato tutti, in cui Alfredino cadde e morì dopo tre giorni di lenta e drammatica agonia è oggi un luogo non curato, anonimo, freddo e impersonale, per di più ricoperto da sterpi di ogni tipo. Segue…

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