LA BOUVETTE DELL'INFORMAZIONE
Sabato 24 Giugno 2017

Sindaca Raggi legge Matteotti

di quinews

93 anni dalla morte di Giacomo Matteotti - Commemorazione del 10 giugno 2017, la Sindaca Virginia Raggi ricorda Giacomo Matteotti con il suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati di brogli elettorali del 1924.

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Io Sto Con Aylan

di quinews

Alla 73a Mostra del Cinema di Venezia: le immagini del lancio dell’appello #IoStoConAylan di Save the Children in partnership con Fabrique du Cinéma.  VIDEO
Testimonial d’eccezione dell’iniziativa l’attrice Cristiana Dell’Anna, protagonista della serie TV Gomorra
L’appello #IoStoConAylan lanciato ieri alla 73a Mostra del Cinema di Venezia da Save the Children in partnership con Farbrique du Cinéma ha subito coinvolto alcuni dei protagonisti del mondo del cinema e dello spettacolo presenti al Lido. Nel giorno dell’anniversario della morte del piccolo profugo siriano Alan (Aylan) Kurdi, che fu trovato senza vita su una spiaggia turca dopo aver tentato con la sua famiglia di raggiungere la Grecia scuotendo l’opinione pubblica mondiale, attori, registi e operatori del settore si sono schierati al fianco dell’Organizzazione per dire basta alla morte di tanti bambini migranti che continuano a perdere la vita cercando di attraversare il Mediterraneo per fuggire da guerre, violenze o povertà.
Tutti partecipanti alla tavola rotonda dedicata al settore del cortometraggio, che si è svolta nel pomeriggio presso l’Hotel Excelsior nello spazio della Regione Veneto, e al party serale di presentazione del numero autunnale di Fabrique du Cinéma al Davidia, hanno indossato il braccialetto rosso #IoStoConAylan di Save the Children e sono stati invitati a rilanciare l’appello ai propri contatti sui social media.
Ospite d’eccezione del party serale l’attrice Cristiana Dell’Anna, protagonista della serie TV Gomorra e della cover story di Fabrique du Cinéma, che ha prestato con forza e commozione la sua voce alla testimonianza di una mamma siriana bloccata con i suoi bambini sull’Isola di Lesbo con la speranza dell’unico futuro possibile in Europa e il terrore di essere rimandata in Turchia.
Tra i partecipanti della serata, tra gli altri, anche gli attori Elio Germano, Brando Pacitto, Marius Bizau, Antonia Liskova, Milly Cultrera, Matilda Lutz, Paolo Bernardini, Francesco Foti, Daniele Favilli, Alessandro Parrello, i registi Gabriele Mainetti, Paolo Mannarino e Guglielmo Poggi, e Pierpaolo La Rosa di Radio Montecarlo.

Gazebo chiusura rapida

di Carmelo Sorbera

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Gazebo apertura rapida

di Carmelo Sorbera

Gazebo ad apertura rapida e arredi da giardino, per feste, fiere, mercatini ed eventi. Segue…

Vermicino, il pozzo senza memoria

di Italo Arcuri

Alcuni giorni fa sono stato a Vermicino, frazione di Frascati, a pochi Km da Roma. Mi trovavo in zona. Erano giorni che mi frullava nella mente il ricordo di Alfredino Rampi, del maledetto pozzo artesiano in cui morì e di quei tragici giorni di giugno del 1981. Giorni in cui il mondo - tutto il mondo - mi pareva essersi infilato in quella maledetta buca nella quale il piccolo cadde senza più farne ritorno.

Se ci penso, ancora oggi, a distanza di 33 anni, provo un profondo senso di angoscia e di dolore. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che quella tragica esperienza, grazie alla televisione, io l’ho vissuta, insieme ad altre 30milioni di persone, proprio come se stessi lì sul posto, a penare per le sorti del bambino e ad incitare i soccorritori durante le operazioni di soccorso per poi piangere, quando si è capito che per salvare Alfredino non c’era più nulla da fare.

Ore e ore di ansia (18 per la precisione), intervallate da momenti di speranza e di tormento, quelle che ho vissuto in diretta tv. Ho ancora impresso il volto di mamma Franca Bizzarri e di papà Ferdinando Rampi, madre e padre mediatici di tutti quanti noi bambini (avevo 14 anni di età!) messi davanti allo schermo televisivo a seguire le sorti di un nostro coetaneo. Immagini terribili. Ho ancora il ricordo della disperazione dei vigili del fuoco, della voce rotta dall’emozione dei giornalisti, del pianto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, della disperazione degli speleologi, della rabbia dei volontari, della delusione dei nani che provavano ad infilarsi in quel maledetto “occhio nero” e della sofferenza della tanta gente comune accorsa sul posto per stare vicino ad Alfredino.

Alcuni giorni fa, a distanza 33 anni, in via Sant’Ireneo, la stretta strada asfaltata che oggi fluisce lungo il pozzo di Alfredino, il mio turbinio di emozioni negative si è però acuito a dismisura alla vista di una gran brutta scena: come si evince dalle foto che ho scattato e pubblicate giù in basso a questo articolo, intorno a quel luogo di memoria mediatica collettiva non resta che erbaccia, sterpaglia e nulla più. Il niente più assoluto contenuto da una rete di recinzione.

Il “pozzo maledetto”, come lo hanno chiamato tutti, in cui Alfredino cadde e morì dopo tre giorni di lenta e drammatica agonia è oggi un luogo non curato, anonimo, freddo e impersonale, per di più ricoperto da sterpi di ogni tipo. Segue…

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