“Keynes è l’unica speranza per un futuro economico di prosperità e di pace”

INTERVISTA A MARCO CUNEGO, AUTORE DEL LIBRO “IL NEO FEUDALESIMO ECONOMICO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS”
Marco Cunego, chi sono i “neo feudatari” di cui lei parla nel suo libro appena uscito, dal titolo “Il neofeudalesimo economico ai tempi del Coronavirus”, edito da EMIA Edizioni?
«I neo feudatari sono quella ristretta cerchia di persone che accentrano la gran parte della ricchezza del mondo nelle loro poche mani. Sono coloro che, spesso forti anche prima, hanno approfittato del ritorno del liberismo selvaggio degli ultimi trent’anni per arricchirsi ulteriormente, molto spesso a danno del ceto medio. I neo feudatari sono pura strapotenza economica, accentratori di capitali immensi. Spesso sono di gran lunga più forti degli Stati nazionali. Sono ovunque. In Italia, nel 2019, tre miliardari italiani erano più ricchi del 10% della popolazione. Altrove è anche peggio. Parliamo di imprenditori internazionalizzati, di latifondisti, di professionisti dinastici al servizio del capitale, dei magnati della chimica e della farmaceutica…».

Quanta diseguaglianza economica e sociale c’è in Italia e nel mondo?
«È spaventosa. In Italia il 60% della popolazione possiede il 13,3% della ricchezza. Negli Usa lo 0,1%, gli straricchi controllano il 9% della ricchezza ed è solo la punta dell’iceberg».

“Si stava meglio prima” lei scrive nel suo saggio. Ma “prima” quando?
«In Italia e in Europa il disastro inizia nei primi anni Novanta. Nel mondo anglosassone l’attacco dei neo feudatari al ceto medio risale ai primi anni Ottanta».

Il Coronavirus ha acuito le diseguaglianze?
«Per forza. Il sistema neo feudale premia solo chi diventa molto ricco. Il debole, il ceto medio, è rimasto vittima dei tagli alla sanità pubblica imposta dai neo feudatari; inoltre, a causa della distruzione del lavoro operata sempre dai neo feudatari, il ceto medio non ha potuto neppure rivolgersi alla sanità privata. Il risultato: una strage. Provate a vedere quel che succede nei Paesi sottosviluppati. L’Italia sta andando in quella direzione. I contratti di lavoro capestro imposti dal neo liberismo si sono scatenati in tutta la loro violenza con il virus. Non può certo rimetterci il datore di lavoro! Quindi sei a casa… quando ne hai una…».

Perché è necessario tornare a Keynes?
«Perché il keynesismo è l’unico sistema economico globale che funziona. Senza intervento dello Stato e parziale ma significativa redistribuzione del reddito il neo feudatario distrugge il consumo aggregato del ceto medio, provocando gigantesche crisi da sovrapproduzione e sottoconsumi. L’economia reale muore senza Keynes. Risultato: crolli economici, dittature, guerra…».

Cosa aveva capito Keynes rispetto ad altri e perché oggi, ai tempi della pandemia da Covid-19, è tornato in auge?
«Keynes aveva capito che il privato da solo ragiona in termini troppo egoistici, provocando una redistribuzione del reddito strozzata a vantaggio di pochi, distruggendo così l’economia reale. La pandemia ha dimostrato che una gestione solo privata dell’economia e della società non è in grado affrontare le sfide della storia. Questo è keynesismo!”.

Il “New Deal” è roba vecchia, asseriscono molti liberisti. La storia come maestra di vita, invece, secondo lei, può far decodificare meglio anche il nostro tempo…
«Il “New deal” di Roosevelt è un’applicazione alquanto fedele del keynesismo e i risultati positivi concreti di quello sforzo sono sotto gli occhi di tutti. Invece i liberisti quando si affermano distruggono l’economia reale. Più moderni di così… La storia qui è davvero maestra perché la sua lezione diretta è accecante nella sua chiarezza: senza intervento dello Stato l’economia reale crolla. È una lezione per sempre”.

“Keynes aumenta solo la spesa pubblica e creare debito è una sciagura che si abbatte sui giovani” dicono i detrattori del keynesismo. Hanno ragione?
«Hanno torto. Non si capisce se per malizia o ingenuità. Il debito pubblico si crea quando manca una tassazione adeguata a sostenere il necessario intervento dello Stato in economia. È mille volte meglio per i giovani un debito pubblico che sostenga il consumo e i diritti, quali studio, sanità, pensioni, lavoro, rispetto ad un sistema liberista che, con la scusa del debito pubblico, taglia il loro futuro, distruggendo ad un tempo il consumo aggregato e quindi l’economia reale”.

Attualmente, i figli stanno davvero peggio dei loro padri?
«Lo so, è dura da ammettere ma è proprio così. Fino agli anni Novanta, in Italia, c’era crescita demografica, lavoro vero, diritto allo studio, pensioni dignitose, un emigrazione ormai estinta. Ora è tutto drasticamente peggiorato e sono i giovani in particolare a pagare…».

Lei, Cunego, è un filosofo prestato all’economia. Teoria e pratica, nelle sue analisi, vanno di pari passo. Perché l’approccio filosofico dell’economia può essere la chiave di volta per capire il nostro presente?
«Perché la filosofia è l’antitesi dell’astrazione inutile. E questo perché qualsiasi azione è scelta e risponde a una ben precisa visione della realtà. La vita, in quanto tale, è sempre scelta e quindi è politica, riflessione, filosofia. Anche chi pensa di non scegliere in realtà lo fa. La filosofia è tutto. Tutto è ideologia».

Cassandra, la mitica figlia di Priamo, cui lei dedica il penultimo capitolo del libro, dopo aver letto il suo lavoro, rischia di non essere solo una leggenda…
«Il rischio c’è. Cassandra prevedeva il futuro, ma nessuno le credeva. Speriamo di non fare la sua fine… Ma dobbiamo provarci, non abbiamo scelta. Il keynesismo ci permette di capire il momento storico in cui ci troviamo e di organizzare il futuro. Tocca a noi».

Cosa fare? Cosa sperare?
«Dobbiamo votare forze politiche inequivocabilmente keynesiane. Al limite, dobbiamo fondare partiti politici keynesiani. Il keynesismo è l’unica speranza per un futuro economico di prosperità e di pace».

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Redazione

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