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Sabato 24 Giugno 2017

“Tempesta” di Italo Arcuri

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Il 10 giugno 1924 veniva ucciso dai fascisti a Roma Giacomo Matteotti, che influenzò, non solo in Italia, l’azione e il pensiero democratico. A lui, alla sua Memoria, oggi, a Roma, in occasione della Commemorazione avvenuta sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, dove c’è il Monumento in suo onore, nel corso dell’evento organizzato dalla Fondazione che porta il suo nome, ho letto un mio scritto in versi.

Il titolo prende spunto dal nomignolo che i suoi colleghi di partito gli diedero per la sua innata capacità di passare dalla teoria del pensiero alla pratica dell’azione in un battibaleno: “Tempesta”, appunto… perché Giacomo Matteotti era capace di parlare all’animo delle genti, suscitando emozioni in chi lo ascoltava e turbamento nei suo avversari politici. E, anche per questo, i fascisti, lo assassinarono e lo seppellirono alla Quartarella di Riano.

“Tempesta”
di Italo Arcuri
A giugno del 1924 a Roma c’era la vampa.
Quel dopo pranzo del dieci la caldana si toccava.
Nell’aria il silenzio sul lungotevere quasi lo ingoiavi.
Tempesta uscì di casa, senza gilet e con dieci lire in tasca.
Con sotto braccio un sussidio di intenzioni, scorse il canale.
Carico di pensieri da sgelare e di parole da ghiacciare.
Termini diversi da quelli ormai a regime in lui vivevano.
Bramava eguaglianza, giustizia e libertà.
Cose di valore in un tempo scarso di virtù.
Accerchiato da cinque fascisti, finì piatto di botte.
Rubato di peso su una Lancia Lambda, vagò perduto.
La coltellata lo bucò sotto l’ascella, agonizzò per ore.
Nascosto in una macchia, curvato ad arco, fu interrato come un verme.
La fossa ovale, buca di omertà, la sua tana per sessantotto albe.
Un cane lo sterrò, riebbe luce, senza carne.
Dai denti d’oro lo distinsero, impronta d’indizio del corpo che fu.
Sul grigio marmo di un vicino camposanto ricomposero le ossa.
La sposa lo vegliò pure a nome della donna non più madre.
Il giorno appresso a ferragosto di quell’anno bisestile si sudava.
Nel cielo del sedici apparve tutto più tetro alla Quartarella.
Era di agosto e anche a Riano c’era la vampa.

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