L’Europa, le leggi e il senso dell’Italia. Che non c’è…

E’ passata sotto silenzio. Eppure, l’audizione di Stefano Signore, Capo unità della Direzione Affari interni della Commissione europea, che si è svolta al Senato di fronte ai deputati delle commissioni politiche dell’Unione Europea, il 4 novembre scorso, è un vero e proprio atto di accusa, e nemmeno tanto leggero, mitigato solo dalle parole in diplomazia utilizzate nell’occasione, nei confronti del ruolo del Parlamento italiano, e non solo, nella formazione della legislazione comunitaria.

Secondo Signore c’è “un campo d’azione di assoluta rilevanza” dove “molto potrebbe essere ancora fatto da parte dell’Italia in quanto “sistema”, che riguarda la fase preliminare del processo legislativo comunitario e dell’elaborazione vera e propria dei progetti legislativi”, ossia “il momento cruciale in cui vengono predisposti, in modo informale, i vari libri bianchi o verdi, e in cui vengono previste delle consultazioni pubbliche, che preludono alla successiva redazione ufficiale degli atti comunitari”.

“In tale specifico frangente – aggiunge Signore – occorrerebbe una maggiore incisività del “Sistema-Paese”, in quanto le determinazioni ivi assunte possono essere modificate, successivamente, con grande difficoltà oppure solo nei loro aspetti marginali”.

Ergo: l’Italia non è capace né di programmare, né di intervenire e né di farsi sentire nella predisposizione delle leggi europee. E non è roba da poco, se si pensa alla ricaduta che ogni legge europea ha sugli Stati membri, anche nella vita quotidiana delle persone.

La denuncia del dottor Signore, come è possibile leggere dal resoconto stenografico dell’audizione, è chiara: “(…) E’ stato possibile registrare una non completa consapevolezza della complessità dell’iter legislativo comunitario da parte dei responsabili nazionali che trattano le questioni europee. Sotto tale profilo, un’azione determinata ed efficace dell’Italia si è registrata quando si aveva piena contezza dell’aspetto strategico di un certo dossier comunitario: ma, molto spesso, tale reattività non ha mai assunto il carattere sistematico che, invece, contraddistingue il modus operandi ordinario dei Paesi più importanti dell’Unione”.

Questa disattenzione o impreparazione o, più semplicemente, incapacità va a totale vantaggio degli altri 26 Stati membri che, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, hanno puntato sul fare sistema meglio del nostro Paese, “in maniera tale (…) – è la conclusione di Signore – da peggiorare (…) la posizione negoziale relativa dell’Italia”.

La fotografia scattata dal Capo unità della Direzione Affari interni della Commissione di Bruxelles è impietosa e il suo fermo immagine ci affida una riflessione amara e sconcertante: questa Italia è scoppiata sotto tutti gli aspetti ed i cocci sono fatti di mediocrità, scarsa abilità e incompetenza.

Italo Arcuri

Italo Arcuri

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