Tasse “Chi paga?”: i soliti

Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori pone l’attenzione sulla “demagogia della casta” in merito ai tagli da apportare a sostegno dell’economia e conseguenti alla manovra finanziaria che il Governo si prepara a varare, scrivendo sul suo blog: «Tempo di crisi, tempo di tagli, tempo di demagogia. Da anni si parla, giustamente, degli sprechi e dei privilegi della casta. Persino il governo oggi si accorge che, con la crisi economica in atto che costringe le famiglie a tirare la cinghia, la politica deve dare il buon esempio. Evvai, avranno pensato in molti, finalmente una scure si abbatterà sui costi della politica. La mannaia del buongoverno calerà su enti inutili e spese folli…Magari. La montagna ha partorito il topolino: una riduzione del 5% sugli stipendi di ministri e parlamentari. Un’inezia rispetto a quanto servirebbe. Una trovata che comunque ha un qualcosa di efficace. Per finire sui giornali, intendo, e fare bella (bella…?) figura con un po’ di elettorato. Efficace per risparmiare davvero dei soldi, mah, non mi sembra proprio. Il tutto si risolverebbe con un risparmio di circa 7 milioni di euro secondo alcuni, 4,8 milioni secondo altri. La proposta di Calderoli sarebbe stata un buon primo passo se accanto alla riduzione dello stipendio il governo avesse presentato proposte strutturali per eliminare sprechi e ingiusti privilegi e ridurre i costi della politica. Buttata così a me, che pure ho sostenuto la riduzione dello stipendio dei parlamentari, sembra solo l’ennesima proposta demagogica del centrodestra. L’Italia dei Valori è sempre stata in prima linea contro i costi della politica. Abbiamo presentato diverse proposte di legge sull’argomento ed anche una proposta di legge costituzionale per dimezzare, almeno, i costi e ridurre i privilegi di casta, ma con questo governo è stato impossibile farle passare. Il centrodestra fa solo chiacchiere da campagna elettorale. Volete un esempio concreto? Pensate all’abolizione delle province. Un caso eclatante: Berlusconi e soci hanno sbandierato ai quatto venti la proposta di abolire le province. L’hanno promessa in tutti gli angoli d’Italia ed in ogni salotto televisivo. Al momento del dunque, però, quando dopo mille resistenze di tutti gli altri partiti, siamo riusciti a portare in Parlamento un testo per abolire le province, l’hanno affossato. Non hanno voluto far risparmiare allo Stato oltre dieci miliardi di euro, altro che i bruscolini della riduzione degli stipendi. Con loro al governo la casta continuerà a prosperare».

Una risposta condivisibile è quanto ha scritto Massimo Bordignon su “lavoce.info”: «…..il problema del fisco italiano non è tanto un livello elevato delle imposte, quanto il fatto che tutto il peso si concentra su pochi contribuenti e pochi cespiti. Tassiamo moltissimo i fattori produttivi, capitale e lavoro, e poco tutto il resto, dal patrimonio, ai consumi, alle attività finanziarie. A ciò si aggiungono i livelli elevati di evasione. Peccato, che i tartassati siano precisamente coloro da cui ci aspettiamo la crescita del futuro. La difficoltà politica è che l’opinione pubblica italiana, anziana e con poco reddito, ma gonfia della ricchezza accumulata nei decenni precedenti, sembra refrattaria a ogni ipotesi sensata di riforma tributaria. Indulgente sull’evasione fiscale, plaude alla riduzione dell’Ici (anche a pressione tributaria invariata) e vede con sospetto ogni intervento sui redditi finanziari. Ma compito degli studiosi e delle forze politiche responsabili dovrebbe essere quello di spiegare e cercare di convincere sulla strada da percorrere, piuttosto che rincorrere gli umori più viscerali della popolazione. E possibilmente senza rimandare sine die gli interventi».
Ed allora agli “spiccioli” sempre ben accetti degli stipendi parlamentari poniamo l’attenzione alle aliquote sui redditi finanziari e diamo sostegno all’impresa ed al lavoro.

Quinews

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