Csm: “L’Affaire” Clementina Forleo

La “vicenda” di Clementina Forleo non può essere considerata solo un contenzioso privato o interno alla magistratura, ma investe il diritto di libertà di parola di tutti i cittadini. Il 3 maggio in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, l’Italia è stata declassata dall’Organizzazione autonoma statunitense “Freedom House” a Paese “parzialmente libero” per la “libertà di stampa”, ovviamente non vogliamo assopirci nel letargo generale della stampa nazionale sulla vicenda “Forleo” anche nell’utopistico tentativo di riguadagnare un milionesimo di credito presso il Freedom House prima di scivolare oltre il Myanmar o il Turkmenistan, quindi riportiamo quanto scrive Marco Travaglio nella sua rubrica “ora d’aria” su “l’Unità”:
«Parlo ancora di vicende di magistrati perché la preoccupante involuzione delle toghe associate non è un loro affare interno, ma un affare di noi cittadini.
Come sappiamo, il Tar del Lazio ha annullato il trasferimento di Clementina Forleo disposto dal Csm per incompatibilità ambientale a causa delle sue esternazioni ad Annozero e dei presunti cattivi rapporti con colleghi del tribunale di Milano.
Il Tar ha stabilito che il Csm ha violato la nuova legge sull’ordinamento giudiziario, la Castelli-Mastella del 2006, calpestando tre volte “il principio di legalità”. Anzitutto, perché il Csm ha ritenuto che la Forleo non potesse più “svolgere le funzioni con piena indipendenza e imparzialità” a Milano, ma s’è scordato di dare “un’esauriente spiegazione”. Inoltre il Csm ha fatto votare la consigliera Letizia Vacca, che aveva anticipato la condanna della Forleo prima del “processo”. Ma soprattutto il nuovo ordinamento vieta di trasferire i giudici per cause dipendenti da loro “colpa”. Diceva il vecchio testo: i magistrati “possono, anche senza il loro consenso, essere trasferiti…quando, per qualsiasi causa anche indipendente da loro colpa, non possono, nella sede che occupano, amministrare giustizia nelle condizioni richieste dal prestigio dell’ordine giudiziario”. Nel nuovo testo, l'”anche” e il “prestigio dell’ordine giudiziario” scompaiono: “…quando, per qualsiasi causa indipendente da loro colpa, non possono svolgere funzioni con piena indipendenza e imparzialità. Dunque il Csm può cacciare “solo” chi diventa incompatibile senza colpa o non garantisce più indipendenza e imparzialità. Per condotte “colpevoli” (come le esternazioni contestate alla Forleo) o estranee all’indipendenza e all’imparzialità ( eventuali litigi con personale del tribunale), il trasferimento è vietato.
La legge può piacere o non piacere, ma è questa.
Peraltro il difensore della Forleo, Maurizio Laudi e il consigliere Antonio Patrono, proprio questo avevano sostenuto, ma invano. Il Tar ha sposato la loro tesi, che poi è la legge.
Al Csm non resterebbe che prenderne atto e scusarsi con l’interessata e con i cittadini italiani per quel gravissimo abuso, promettendo di non farlo mai più. Invece ecco un comunicato dell’Anm, che contesta quella che definisce “l’interpretazione delle norme” fornita dal Tar, che “determina una drastica, se non radicale, riduzione dell’ambito applicativo della norma” e impedirebbe al Csm di sanzionare le “opacità” e le “zone grigie che appannano il prestigio della magistratura”. Ora, a parte il fatto che la Disciplinare del Csm può sanzionare tutte le opacità e le zone grigie che vuole (invece lo fa sempre meno: vedi certe recenti nomine, promozioni e omissioni), par di capire che, siccome la legge vietava al Csm di cacciare la Forleo, il Csm avrebbe dovuto cacciarla lo stesso, a prescindere, perché disturbava la quiete pubblica. Bel ragionamento, da chi dovrebbe vegliare all’osservanza delle leggi. Un ragionamento berlusconiano».
http://www.quinews.it/2009/05/01/forleo-libera-di-tornare-a-milano/

http://www.quinews.it/2009/05/02/liberta-di-stampa-italia-ultima-delle-democrazie-occidentali/

Quinews

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