Berlusconi: “Crisi? Imputato non è capitalismo ma degenerazione”

IL PREMIER A RUOTA LIBERA IN UN’INTERVISTA A ‘EL MUNDO’ – “Rispetto all’attuale crisi economica non è il capitalismo sul banco degli imputati, ma la degenerazione di alcuni aspetti del libero mercato”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un’intervista al quotidiano spagnolo ‘El Mundo’. “Il capitalismo – ha aggiunto il premier – resta il sistema migliore, se paragonato a quelli ispirati al pensiero collettivista che hanno condannato intere popolazioni alla miseria e all’assenza di libertà”.

“Però – ha osservato Berlusconi – alcune regole, soprattutto in campo finanziario, vanno riformate: ne dibatteremo alla Maddalena e l’esame di coscienza lo stiamo già facendo. Uno degli obbiettivi della presidenza italiana del G8 à avviare un’era di cooperazione e coordinamento tra i Paesi del G8 e fra questi e le economie emergenti, per definire standard etici e giuridici comuni e nuove regole di trasparenza, correttezza e integrita’ delle attivita’ economiche e finanziarie internazionali”.

Silvio Berlusconi nell’intervista ha ribadito che al G8 verrà proposta la ‘detax’. “E’ un meccanismo fiscale -ha spiegato il premier – che destina ai Paesi in via di sviluppo una percentuale di gettito fiscale, e lanceremo una nuova filosofia degli aiuti che coinvolga piu’ strumenti e piu’ attori, anche privati. Credo in un modello di capitalismo sostenibile volto al benessere non solo delle generazioni attuali, ma di quelle future”.

“Gli italiani – ha detto ancora Berlusconi a ‘El Mundo’ – hanno capito che questa crisi è globale, che non è una responsabilità del governo e che, anzi, stiamo facendo tutto il possibile, in sintonia con gli amici europei, per alleviarne gli effetti, per ridare fiducia alle famiglie e alle imprese e preparare la ripresa”.

Il premier ha poi sottolineato di avere con la crisi in corso “un apprezzamento tra il 64 e il 73%, francamente imbarazzante. Non può che diminuire! Gli italiani mi conoscono da sempre. Hanno fiducia in me perche’ ero il piu’ popolare e invidiato imprenditore italiano e ho lasciato tutto per mettere a disposizione del mio Paese e dei miei concittadini la mia esperienza e la mia capacita’. Erano stanchi – ha concluso – delle chiacchiere della sinistra, volevano fatti”.

Io non sono un uomo di destra. La ragione del consenso di cui godo nel Paese e’ che le vecchie ideologie non contano piu’. Chi si ostina a farsene portavoce viene punito dal voto”. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un’intervista al quotidiano spagnolo “El Mundo”.

Rispondendo ad una domanda del giornalista che lo ha intervistato in merito alle critiche che gli vengono rivolte per non aver pronunciato parole “sufficientemente chiare e nette di condanna del ventennio fascista”, ha risposto: “Nessuno può pensare che io abbia reticenze riguardo al fascismo e per la verità non mi risultano le critiche a cui lei fa riferimento”.

“Il partito di cui sono il leader – ha ricordato Berlusconi – si chiama ‘Popolo della Libertà’ e fa parte della grande famiglia della democrazia e della libertà che è il partito dei popolari europei. Mi riconosco in pieno nei principi della nostra Costituzione repubblicana e li ho difesi in più occasioni. La stessa Costituzione prevede le procedure di modifica per il suo adeguamento alle nuove esigenze dei tempi. Piuttosto, non mi appassiona il dibattito sul passato. Gli italiani devono guardare avanti. Per troppo tempo – ha infine detto Berlusconi – in Italia siamo rimasti chiusi dentro una gabbia culturale, in una contrapposizione anacronistica tra fascismo e antifascismo”.

Sul processo Mills, nell’intervista, h ribadito: “Io non ho mai neppure conosciuto il signor Mills e sono assolutamente certo di venire assolto quando il processo riprendera’”.  “Aggiungo – ha proseguito il premier – che la presidente del collegio di quel tribunale e’ una nota esponente di sinistra che si e’ espressa piu’ volte contro le leggi del nostro governo. Il dubbio sulla sua imparzialita’ e’ legittimo. Purtroppo, una parte della magistratura italiana e’ politicizzata e ha usato e usa il proprio potere come arma di lotta politica contro gli avversari”.

“Ricordo – ha continuato il premier – solo pochi dati: dal 1994 al 2006, ben 789 magistrati si sono occupati di Silvio Berlusconi con indagini e processi che hanno portato a 587 visite della polizia giudiziaria o della Guardia di Finanza e a 2.500 udienze, piu’ di un record mondiale! Conclusione: sono sempre risultato innocente, perche’ fortunatamente i giudici imparziali sono ancora la maggioranza”.

Berlusconi, inoltre, ha difeso il lodo Alfano, nato “da un’esigenza indicata dalla stessa Corte Costituzionale, ovvero la necessita’ di consentire alle piu’ alte cariche dello Stato di svolgere appieno e con serenita’ il proprio importante mandato. In Italia, il principio del giusto processo prevede la piena partecipazione al dibattimento. In un processo che dura due o tre anni con una cadenza di due o tre udienze la settimana e’ praticamente impossibile partecipare e difendersi per coloro che svolgono alte ed impegnative funzioni istituzionali”.

Quinews

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