L’Italia sul filo del rasoio

E se il nuovo che avanza nella politica italiana fosse solo il vecchio che sopravvive a se stesso?Quando Silvio Berlusconi è sceso in campo nel 1994, dopo il colpo di spugna di Mani Pulite, ha promesso che avrebbe rivoluzionato la politica italiana. E in parte ci è riuscito: a lui si deve la spinta verso il presidenzialismo, l’enfasi retorica e populista dei toni, l’esasperata personalizzazione, persino il ritorno del doppio petto. Ma, si chiede Marc Lazar, siamo sicuri che questi cambiamenti non siano ritocchi superficiali a un sistema politico che dal dopoguerra a oggi è rimasto immutato nella sostanza?

Il tanto celebrato bipartitismo all’americana, per esempio, ripropone in chiave contemporanea la contrapposizione tra comunisti e anticomunisti che ci accompagna dal 1948. I valori della propaganda rimangono quelli: famiglia, Stato e religione da un lato, eguaglianza sociale, pensioni e tutela dall’altro. Lo sa bene l’elettorato che, pur nelle ultime oscillazioni, manifesta un’inveterata allergia alla sinistra e si spinge a votarla solo quando abbraccia le posizioni del centro.

Con sguardo acuto e distaccato, Marc Lazar analizza la recente evoluzione politica italiana, tra le manie di protagonismo della destra e la mancanza di identità della sinistra, e ci spiega perché l’affluenza alle urne continua a diminuire e gli italiani sono diventati il popolo più pessimista d’Europa.

L’Italia sul filo del rasoio. La democrazia nel Paese di Berlusconi
Marc Lazar
Editore: Rizzoli. Collana: Saggi
2009, 192 pp., 13 euro

Quinews

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