Mtv show – Detenuti: “Noi esibiti come bestie da circo”

  Mtv show, ombre a Rebibbia i detenuti: «Ingannati e sfruttati». Parla uno dei protagonisti del programma girato nel carcere romano: «Ci hanno esibito come bestie da circo». La volontaria Anna Nacci: «Zero trasparenza». Ma il direttore del penitenziario, chiamato in causa, smentisce.
Matteo è un 27enne di Livorno arrestato in Ecuador per narcotraffico e approdato a Rebibbia dopo due anni durissimi di carcere sudamericano. Francesco ha 25 anni ed è di Formello. E’ in cella con l’accusa di concorso esterno in omicidio. Massimo, per gli amici. “er merenda” ha 43 anni e 3 figli: è dietro le sbarre per spaccio. Roberto è dentro per truffa, Valentino per furto, Sandro e Nassik per rapina, Rocco per aver ammazzato un carabiniere.
Per mesi le loro giornate sono state identiche a quelle degli altri detenuti ma lo scorso inverno, dopo le selezioni di Mtv per un programma musicale da realizzare in carcere, i “rituali” quotidiani sono di colpo cambiati: gli 8 reclusi sono diventati i membri della band protagonista dello show Rock in Rebibbia, andato in onda tutti i giovedì sera a partire dal 27 marzo. Una valanga di emozioni, tutte insieme: incontri con cantanti famosi come Alex Britti, Piero Pelu o Max Gazzè, il pubblico in visibilio, l’ansia della prima esibizione, la speranza di un futuro nella musica una volta usciti di galera. Poi, quando dopo mesi le luci si sono spente sul piccolo palco allestito all’interno del carcere romano, anche nell’anima della band è calato il buio. E non solo per la fine della popolarità.
«A FARE più male – racconta uno dei reclusi durante una giornata di permesso – è stata la scoperta, a cose fatte, dell’impronta voyeuristica data all’operazione, di cui ci siamo resi conto solo quando uno di noi è uscito in permesso ed ha potuto vedere il video».
Il detenuto, che preferisce non esporsi con il proprio nome, sottolinea che «le sequenze sono state montate a piacimento» stravolgendo il senso di ciò che era stato detto. «Ne è uscita un’immagine edulcorata del carcere, con noi ripresi come animali da circo – continua – e pensare che per collaborare gratis con Mtv abbiamo rinunciato a mesi di lavoro remunerato. L’immagine distorta data alla nostra realtà ha anche provocato problemi tra noi detenuti». A Rebibbia, dopo l’andata in onda del programma, si è infatti alzato un polverone. «I reclusi che non avevano preso parte allo show hanno accusato noi 8 di aver contribuito a rendere un’immagine rosea della prigione, prosegue il membro della “band”, ma non è stata colpa nostra. E’ stata mandata in onda, ad esempio, una sequenza in cui uno di noi dice che “in cella si sta come al grand hotel” ma la frase è stata tagliata dal discorso in cui era inserita all’origine, che era sarcastico». Le ripercussioni di ciò che è andato in onda sono state anche altre. «Gli operatori insistevano affinché fossimo ripresi dietro le sbarre mentre ci preparavamo per il concerto o facevamo colazione, racconta ancora il protagonista di Rock in Rebibbia, con la telecamera indugiano su particolari come i lucchetti delle porte o i nostri letti duri. Immagini che ci mortificano e che sono arrivate alle nostre famiglie provocando dolore».
La volontaria del carcere Anna Nacci che da anni lavora con i detenuti, e che a Rebibbia ha lanciato il progetto musicale Jesce Fore che usa la musica come terapia di reinserimento, conferma: «I montaggi sono stati realizzati in modo che lo spettatore potesse compiacere il proprio voyeurismo e che l’immagine di Rebibbia ne uscisse in modo ottimale. Solo chi sa come davvero sono andate le cose, nel vedere le sequenze capisce la portata della manipolazione: nessun carcerato affermerebbe mai che “in cella si sta come in albergo”. Ai reclusi è stato anche chiesto, con la telecamera sbattuta in faccia, per quali reati erano dentro e se si pentivano. La mancanza di sensibilità ha mostrato il massimo quando gli operatori si sono presentati al funerale del fratello di uno dei partecipanti del programma». Nessuna carenza di tatto, e nessun voyeurismo alla base dello show, per il direttore del carcere Carmelo Cantone additato da reclusi e volontari di aver collaborato con Mtv in cambio di immagini che mettessero in luce la “rosea” condizione del penitenziario capitolino. «Qui sono stati realizzati tanti film, come quello sulla banda della Magliana di Costantini, dunque un po’ di esperienza in questo settore ce l’ho – sottolinea – posso assicurare che in questo caso c’è stata massima coerenza» sottolinea. Nulla vuole far trapelare, il direttore, del malcontento dei detenuti che non si sono riconosciuti nel prodotto montato. «I ragazzi sono stati felicissimi- dichiara – dall’inizio alla fine c’è stata armonia». (E’ quanto scrive Giulia Bertagnolio su Epolis roma)

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