Scuola, nonni in classe contro la chiusura

Oltre le proteste contro la Legge Gelmini, nei piccoli centri si fa strada anche la fantasia. Ad Acquaformosa, centro montano di lingua arbereshe nel Cosentino, gia’ tre anni fa il sindaco si invento’ una soluzione: iscrivere i nonni alla prima elementare. Adesso ci riprovera’.
“Il rischio per la nostra scuola elementare e’ notevole, perche’ abbiamo classi di 5 o 6 alunni”, dice Giovanni Manoccio, primo cittadino di Acquaformosa. “La legge Gelmini – aggiunge – ha una soglia da raggiungere, quindi dovremmo almeno accorparci alle scuole di altri comuni, perdendo comunque la nostra piccola scuola. Tre anni fa si e’ posto il problema della prima elementare e quindi della pluriclasse. Noi abbiamo avuto l’idea di iscrivere a scuola 12 ultraottantenni. Abbiamo fatto una grande battaglia d’opinione”, dice ancora Manoccio, “ma alla fine siamo riusciti a conservare la nostra prima elementare”.

Ma oltre alla fantasia e all’inventiva, c’e’ ancora un’altra possibilita’ che potrebbe salvare le piccole scuole dei centri di minoranza linguistica. “Una legge, la legge regionale 15 del 2003 di tutela delle minoranze, che all’articolo 24 dice che nei comuni dove risiedono minoranze linguistiche non possono essere tolte scuole, presidi sanitari e uffici postali”, afferma il sindaco Manoccio. Che fa un appello al presidente della Regione, Agazio Loiero. “Credo che la Regione farebbe bene a pensare ad un ricorso, perche’ c’e’ anche la legge nazionale 482 del 1999 che tutela le minoranze”.
“Se i nostri bimbi dovranno andare a scuola in un altro comune”, conclude Manoccio, “il nostro paese sara’ fisiologicamente morto. Chi vorra’ più abitarci?”.

Quinews

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