L’uomo che non credeva in Dio

 Io ricordo come cominciò, giocando con le prime idee, i primi libri, le prime ragazze, le prime certezze, le prime paure. Scherzando e litigando tra noi, come i cuccioli quando si rovesciano a terra e lottano muovendosi appena e ringhiando in allegria».

Con questo libro Eugenio Scalfari abbraccia per la prima volta l’intera avventura della sua esistenza: a partire dalla stagione magica dell’infanzia, passando per gli anni della formazione (la scoperta della filosofia al liceo di Sanremo, compagno di banco l’amico Italo Calvino), l’educazione fascista, la scoperta della politica, le grandi scelte esistenziali. Fino all’impegno giornalistico, che dura da oltre sessantacinque anni, e al tempo lungo della vecchiaia.

Ma ogni ricordo vive e perdura in funzione di una continua tensione intellettuale: l’autore non entra nelle stanze della memoria, se prima non è certo di intravedere dalla soglia il bagliore di un fuoco razionale che possa ampliare il dato autobiografico fino a farsi meditazione sulla vita, sui valori di ogni gesto compiuto. Ogni ricordo è un pensiero: perché vale la pena riordinare la vita tutta intera – con spirito geometrico, sia pur venato di scetticismo – solo se la conoscenza di sé resta il primo passo per comprendere e raccontare gli altri; per mostrare senza infingimenti quali forze, quali ambigui meccanismi regolino il vivere sociale di ogni uomo.

«Se è stata una vita piena, se hai potuto realizzare te stesso al meglio delle tue capacità, se hai conosciuto amore e dolore, se hai accettato i tuoi limiti ma hai utilizzato tutte le valenze vitali delle quali disponevi, se non hai prevaricato, se infine non sei stato avaro di te stesso; questo vuol dire aver fatto i conti con la morte».

L’uomo che non credeva in Dio
Eugenio Scalfari
Editore: Einaudi
2008, 154 pp., 16.50 euro

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